Musica da Guardare #16 : Lamb

Lamb3

Lou Rhodes e AndyBarlow, meglio conosciuti come Lambdopo sei album, canzoni indimenticabili ed un breve allontanamento rigenerativo, ritornano con il nuovo disco Backspace Unwind ed un nuovo tour che li porterà in giro per il mondo. Li conosciamo tutti, anche chi crede di non averli mai sentiti, alcune delle loro tracce-icona come Gabriel e Gorecki hanno di certo accompagnato qualche intenso momento delle nostra vita, la magica voce di Lou è sicuramente da qualche parte dentro di noi ed ogni volta che la si sente cantare è come risvegliare porzioni di emotività dimenticate. Li abbiamo incontrati durante il loro concerto di Roma al Qube, scopri cosa ci hanno confidato!

Stay Tuned!
Stay Inside!

Riprese : Antonella Sabatino e Cristian Valeri
Montaggio : Daniela Mancinelli

Intervista a Ruggero de I Timidi – Tra timidezza e struggente voglia d’amare.

ruggero de i timidi

 

Quest’estate tornando dalle vacanze, rientrando a casa ho trovato mia madre ( donna sulla cinquantina  normalmente timida e composta) insieme ad altri membri della famiglia, in un quadretto che definirei quantomeno inusuale, ballare una canzonella mai sentita, con tanto di passi ed un testo che parlava del succo di banana. Dopo essermi rassicurato sulle condizioni psichiche dei miei cari, mi dicono : “E’ una canzone di Ruggero de I Timidi, è un grande, devi sentirlo”. Onestamente non lo feci mai, un po’ per dimenticanza, un po’ perché ho pensato subito che si trattasse dell’ennesimo cazzone-from-youtube con il classico doppio senso sulla banana e che i miei si fossero del tutto rincoglioniti. Fin quando l’altra sera guardando lo show “Tu si que vales”, tra cose bene o male già viste, spunta questo tizio. La prima e curiosa sensazione è stata un’immediata familiarità, come rivedere un amico dopo anni. La cosa mi incuriosì subito, tanto da interrompere di colpo i miei tentativi di acquisto online di una scimmia scoiattolo. La seconda grossa sorpresa è stata scoprire che si trattava di quel Ruggero de I Timidi che avevo rifiutato di ascoltare. Il tizio era davvero timido, aveva una parrucca stile Paolo Villaggio in “Le Comiche” ed una giaccia color glicine scuro elegantemente retrò, ma uno sguardo avveduto e sveglio teneva alta la mia curiosità. Cantava “Notte Romantica”, fu amore. Ci sono alcune persone che hanno una specie di aurea astratta, quelli che, anche in una sala tra mille persone, spiccano per quella specie di magnetismo che li rende immediatamente centrali ed estremamente comunicativi anche se immobili e muti. Riconoscevo in lui quest’aurea, per me il talento era evidente. E questo tipo di talento non può essere spiegato, va riconosciuto e recepito in toto, è una sorta di sintonia naturale. Quelli come Ruggero de I Timidi o si amano o si odiano. Personalmente sono sempre stato un amante del genere, anche se non saprei dare una corretta definizione del genere in questione. Diciamo allora che ho sempre apprezzato quei progetti artistici dove la realtà viene raccontata con una prospettiva spiazzante, rompendo gli schemi dei soliti linguaggi monotematici e amore-centrici ed usando il sarcasmo come strumento primo per cogliere lo storto, l’assurdo, il vano dell’esistenza, toccando solo raramente il cuore di qualcuno ed incoraggiando con l’autoironia i sentimenti per una vita taciuti. Di solito è definito “demenziale” o ancora peggio “trash” ma è un tag assolutamente inappropriato, soprattutto quando rappresenta il tentativo di ridimensionare in modo sbrigativo il talento di chi si presenta diversamente creativo o è ad un livello contenutistico di più complessa interpretazione da non esser preso in considerazione. Abbiamo cosi deciso di fargli qualche domanda per conoscere più da vicino un personaggio che pare provenire da un’altra epoca, o meglio pare aver messo insieme ciò che di altre epoche noi avevamo messo da parte ed è forse per questo che risulta tanto familiare e sa scegliere bene le tematiche che pungono la nostra bigotta moralità.

 

 

- Come nasce Ruggero de i Timidi?

Ho sempre avuto la passione della musica, dopo i primi anni passati in sala prove con il gruppo de I Timidi (ci siamo sciolti attorno agli anni 90) ho deciso di lanciarmi in questo progetto solista che porta il loro nome in onore ai tanti pezzi scritti assieme e mai portati in scena. Forse i tempi non erano ancora maturi. Con la scoperta dello Youtube mi hanno detto “ma perchè non fai un video” l’ho fatto lo scorso anno ed eccomi qua.

 

- Esteticamente il tuo personaggio trasmette una familiarità quasi immediata, molto comunicativa nonostante l’ammessa “timidezza”, com’è nata la scelta estetica e stilistica di Ruggero?

La timidezza è un fattore importante certamente, ma soprattutto l’educazione, valore che ormai si è perso nel tempo. La mia è un’estetica da “soffitta”: ci sono cose dimenticate, messe via, accantonate come vecchie che però meritano ancora di stare sotto i riflettori: sia dal punto di vista musicale che di abbigliamento. La maggior parte dei miei completini vengono da quella miniera d’oro chiamata mercatino dell’usato.

 

- Trattare un certo tipo di tematiche costringe nel nostro Paese ad esser etichettati come “demenziali” o “trash”, com’è che bisogna sempre passar da matti per dire la verità?

Non lo so. In questo paese vige ancora l’estetica del doppio senso. Se sei diretto ti guardano tutti storto. Tra l’altro approfitto per dirti che l’etichetta “trash” la rigetto. Chi è veramente trash non è consapevole di esserlo, per cui non è il mio caso. Se per demenziale ci riferiamo invece a tutto quel mondo creato da Roberto Freak Antoni allora ti dico grazie per il complimento.

 

 

- Quali personaggi musicali e non hanno influito nella tua formazione?

Sono tanti, ma su tutti Santo California, i Romans e Christian. Senza dimenticare il mio maestro Massimo Ranieri, capace di coniugare eleganza, voce e recitazione. Ma anche Dean Martin, Domenico Modugno, Frank Sinatra. E poi certe cose dei New Trolls. Ma anche tutti il Festival di Sanremo degli anni 80. Se me ne vengono altri ti chiamo e ti aggiorno.

 

 -Come scegli le tematiche delle tue canzoni? esigenza di dire la propria su argomenti “scottanti” per la società o narrazione di esperienze personali da condividere?

Sono le tematiche che scelgono me. Le esperienze sono sia personali che di altre persone. Sono comunque un interprete della realtà che mi circonda, non il biografo musicale di me stesso.

 

- Come hai vissuto l’esperienza “Tu si que vales”?

Positivamente. Ho potuto portare la mia musica ad un pubblico più vasto senza stravolgerla e rimanendo fedele a me stesso. Mi hanno censurato giusto qualche frase ma è capitato anche a Lucio Dalla nella canzone 4 marzo 1943, per cui sono in ottima compagnia.

 

Hai temuto di non esser correttamente compreso?

Quello succederà sempre. L’importante è che ci sia sempre più gente che comprenda.

 

 

Qual è, e perché, il pezzo di cui ti senti più fiero?

Il prossimo. Anzi no: è impossibile sceglierne uno perchè le canzoni sono come figli, non puoi scegliere a quale vuoi più bene. Per cui dico: tutti. Ma se devo sceglierne uno solo allora ti dico “Voglia d’amare” per l’orecchiabilità e “Perdere l’amore” per il testo. “Notte romantica” per il video invece. Comunque quello a cui sono più affezionato è “Timidamente io“. Insomma scrivi tutti.

 

- Quali sono i progetti futuri di Ruggero?

Un grande concerto natalizio il 22 e 23 dicembre al teatro Elfo Puccini di Milano che conclude il Notte Romantica Tour 2013-2014. Saranno le ultime notti romantiche. Ci sarà una band, delle coriste, dei violini, dei lirici e altri ospiti. Non vedo l’ora. Poi un libro e un film. E un nuovo tour con la band questa volta, non più da solo.

 

Ecco infine l’ultimo videoclip “Voglia d’amare“, uscito qualche giorno fa :

 

 

 

 di Vincenzo Miele

con la  gentile collaborazione di Elisa Russo – In Orbita Promotion

Il mantello dell’invisibilità : il magico progetto Made In Italy!

 

Tratto da : http://www.lescienze.it

 

Grazie a un rivestimento in materiale plasmonico, si è riusciti per la prima volta a rendere invisibile un oggetto tridimensionale per qualunque direzione di osservazione. Per ora il prototipo funziona in modo ottimale solo nello spettro delle microonde, ma per il prossimo futuro si cercherà un’applicazione anche nel visibile.

 

NextFest

 

Alcuni dei più recenti progressi in questo campo si sono focalizzati sull’utilizzazione di metamateriali disomogenei artificiali che hanno la capacità di deflettere la luce intorno agli oggetti. Gli studiosi di Austin per contro hanno utilizzato metamateriali plasmonici.
È noto che la nostra capacità di vedere gli oggetti si basa sulla possibilità da parte del nostro occhio di percepire la radiazione luminosa che viene riflessa dalla sua superficie. Nel caso dei materiali plasmonici, invece, le cose vanno assai diversamente.
“Quando le diverse luci che vengono diffuse dal materiale plasmonico interferiscono tra loro si cancellano vicendevolmente, rendendo l’oggetto che ne è ricoperto trasparente e invisibile da qualunque angolo di osservazione”, ha spiegato (lo scienziato italiano) Andrea Alù, coautore dello studio. “Tra i vantaggi del mantello plasmonico vi sono la robustezza e la relativamente ampia banda elettromagnetica in cui riescono a operare, superiore a quella tipica dei mantelli convenzionali basati su metamateriali trasformativi. Il nostro prototipo gode pertanto di una maggiore tolleranza rispetto alle possibili imperfezioni, un particolare importante quando occorre rendere invisibile un oggetto tridimensionale”.
Il prototipo in questo caso era costituito da un tubo cilindrico dotato di un rivestimento di meta materiale plasmonico ed è stato testato proiettando su di esso fasci di microonde e mappando la diffusione della radiazione risultante sia in prossimità dell’oggetto sia nello spazio circostante. Il mantello per l’invisibilità ha mostrato la massima efficienza per frequenze di 3,1 gigahertz. Il prossimo passo sarà quello di dimostrare il processo anche per la luce visibile.

Pejac : la rivoluzione di pensiero che parte da un pennello!

The Subtractive Canvases and Street Art of Pejac street art painting murals minimalism drawing

Pejac
http://pejac.es/

 

I suoi lavori sono firmati con lo pseudonimo Pejac e sono un mix di accuratezza, capacità contemplative, malinconia e humor. L’artista di origini spagnole ha dichiarato di aver avuto il suo primo approccio con la street-art dopo aver profonda noia per gli studi teorici di pittura classica e soprattutto per il modo in cui l’arte viene gestita e non apprezzata all’interno dei musei. ha cosi deciso di “esporre” i suoi lavori sulle pareti delle più grandi metropoli europee, è possibile trovare suoi lavori a Mosca, Parigi, Londra e perfino nella nostra Milano.

 

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Circa la sua filosofia artistica Pejac ha dichiarato : ” La reazione delle persone sono tutto ciò che mi stimola. La vita degli adulti è pura inerzia, che viene rotta soltanto da cattive notizie o da incentivi economici. Se riesco a far pensare le persone, rivoluzionare in qualche modo il loro pensiero, tutto assume un vero senso”

Marco Abete LNC : La fotografia, l’empatia, l’ibridazione!

 

Marco Abete LNC
http://www.marcoabetelnc.carbonmade.com

 

Ho sempre ritenuto la fotografia un’arte decisamente complessa, per mille ragioni o forse per nessuna in particolare. Non mi è mai stato chiaro se sia qualcosa da recepire come atto iconico o come risultato contemplativo o come entrambe le cose o come nessuna delle due, ma tutto sommato l’ho sempre percepita come il modo migliore per raggiungere l’eternità tramite l’attimo, forse per me la fotografia è una specie di caccia all’attimo. E credo che allo stesso modo la fotografia sia per ognuno qualcosa di diverso, assolutamente priva di canoni artistici definiti o definibili, del tutto legata ad un’esperienza sensibile individuale. Per queste ragioni (o per nessuna di esse) i progetti fotografici di Marco Abete si sono rivelati immediatamente affini alle nostre capacità d’interpretazione, permettendoci di scoprire un artista assolutamente poliedrico, abile plasmatore dell’ibrido. Di origine campane, i suoi interessi spaziano dalla fotografia alla scrittura, dalle arti multimediali alla musica. L’abbiamo conosciuto durante l’edizione del festival Flussi 2014 ed abbiamo voluto fargli qualche domanda per poter conoscere più da vicino un personaggio davvero interessante.

 

 – Per prima cosa ci piacerebbe sapere qualcosa in più di te, qual è stato il tuo percorso formativo?

Sono nato ad Avellino, piccola città umida di 55mila abitanti posizionata a 348 metri sul livello del mare, ma vivo da qualche anno a Milano e in futuro non so dove andrò, spero in qualche piccolo luogo isolato o in una megametropoli extracontinentale. Ho studiato Cinema al Dams di Bologna e in seguito Sociologia alla Federico II di Napoli ma in entrambi i casi non ho portato a termine gli studi dopo essermi reso conto che volevo usare le mie energie per qualcosa di più utile e consono alle mie urgenze . Da quel momento ho iniziato un percorso da autodidatta sullo studio dell’immagine.

 

- La scelta dei soggetti ed il passaggio dalla fotografia in studio e quella outdoor, quale delle due preferisci e quale delle due ti appassiona/rappresenta di più?

Cerco di non restar fermo su un unico genere o su una sola atmosfera e di conseguenza la scelta dei soggetti cambia a seconda delle esigenze e delle necessità. In linea di massima per i miei lavori preferisco affidarmi a persone con cui ho già lavorato, che mi conoscono e sanno quello che voglio da loro ma ovviamente son al contempo attratto da nuove esperienze e nuove scoperte. Ciò che reputo importante è il feeling adatto per la buona riuscita di una immagine e l’empatia che in fondo è necessaria sempre. Tra fotografia in studio o outdoor passano ovviamente mille differenze anche perchè all’esterno preferisco fotografare architetture nude e crude senza presenza umana. Non credo di avere una predilezione particolare, entrambe rappresentano una parte di me e dei miei interessi. Gli interni son dedicati al corpo, gli esterni alla struttura e al cemento. Non amo la street-photography che reputo poco etica e una sorta di paparazzismo lirico; fotografare per strada per me vuol dire fotografare “la strada”, il che vuol dire asfalto, cemento grezzo, plastica, vetro, leghe, gomma e natura in piccole dosi.

 

- Con che macchina fotografica scatti ?

Utilizzo Canon ma dipende dalle necessità. Ultimamente ho fotografato con una Leica.

 

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- Quando hai scoperto di voler fare il fotografo ?

Non so di preciso quando ma so che a un certo punto ho avvertito la necessità di cercare nuove forme espressive e la fotografia almeno parzialmente me lo permetteva. Non sempre. A volte necessiterei di altro e in altre occasioni mi sembra un po’ limitante: un frame può essere tutto ma può essere nulla in confronto alle parole di un racconto o a una installazione o a un susseguirsi di frame. Il mese scorso ho ritrovato delle vecchie polaroid scattate quando avevo 8 anni, foto panoramiche fatte dal balcone di casa e mi son reso conto che son identiche ad alcune foto scattate dalla stessa posizione in tempi più recenti. Probabilmente già all’epoca mi piaceva fotografare.

 

- Cosa vuoi trasmettere con una fotografia ?

Ciò che mi piacerebbe NON trasmettere è “mi ricorda questo/mi ricorda quello”. E’ una impresa probabilmente impossibile nel 2014 ma la reputo un dovere di ogni persona che si cimenta con l’arte. L’immensa produzione fotografica mondiale ha poco di nuovo da dire in questo periodo e stiamo assistendo a un bombardamento di immagini sempre uguali. Una volta c’era lo scopo della pubblicazione o dell’esporre i propri lavori, ora c’è la ricerca spasmodica del “like” che porta gli artisti a far lavori che risultano facilmente riconoscibili all’utenza media e ciò abbassa molto il livello della qualità e della ricerca.

 

- I tuoi interessi vanno anche oltre la fotografia vero?

In adolescenza davo la voce e scrivevo testi per band postpunk, hc, noise per poi abbandonare tutto ed iniziare un progetto di musica elettronica e comporre soundtrack per cortometraggi ma posso dire che per ora questa esperienza la ritengo conclusa/esaurita. Ho scritto due brevi romanzi ,nel 98 e nel 2002, che han visto la luce sotto forma di artwork autoprodotto a tiratura limitata ed ora sto lavorando ad altre due storie in contemporanea e spero di ultimarle entro primavera. Mi sarebbe piaciuto saper disegnare e dipingere ma non fa per me, suonare il piano ma son vecchio per iniziare, suonare la tromba ma fumo troppo, suonare il basso ma farei solo robe ripetitive, lavorare nell’architettura ma questo desiderio ricorda Hitler quindi mi limito a fotografarle. Ultimamente provo attrazione per video-arte e computer-graphic ma non so se mi cimenterò, servirebbero giornate di 48 ore.

 

- Come sei arrivato dove sei arrivato e dove vorresti arrivare?

Non sono arrivato e probabilmente non arriverò mai. Chi arriva si adagia e io non amo restar fermo. So quale siano le tappe ma non il punto di arrivo e per ora son solo all’inizio se si afferma il longevismo. Invece son in ritardo se la vita continua a scorrere così.

 

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- La fotografia che hai scattato che ti piace di più?

Credo che quelle che mi danno più soddisfazione son quelle private che nessuno vedrà mai e che son nel mio archivio xxx. Verranno forse pubblicate postmortem dalla mia futura badante.

 

- Com’è stata la tua esperienza a “Flussi 2014” ?

Flussi rimane una bella esperienza per me e per tutti quelli che direttamente o indirettamente vi hanno partecipato. E’ un festival di ampio respiro organizzato da amici di vecchia data, persone che stimo e che riescono a portare avanti un discorso molto ambizioso e coraggioso in una realtà non educata a certi ascolti e a un certo approccio culturale come quella campana ma volendo anche meridionale ma volendo anche italiana. E’ dal 2009 che scatto foto gironzolando per il festival tra backstage, workshop, palco, platea, lavori in corso e posso dire che l’esperienza sia molto soddisfacente. Dell’ultima edizione ho apprezzato completamente la situazione Exp svoltasi presso la casina del principe. Un bel clima molto raccolto, artisti interessanti e molto più spazio agli artisti visivi e una location suggestiva.

 

- C’è qualche artista che ha particolarmente influito nella tua formazione?

Inevitabilmente come tutti credo di risentire anche se in maniera inconscia di tutto ciò che ho visto, ingoiato,digerito ma in realtà non credo ci sia un fotografo in particolare da cui ho tratto ispirazione. Diciamo che spesso sono influenzato forse più dalla musica che ascolto o da un libro o da un film o da una mostra o da una chiacchierata colloquiale.

 

 

di Giulia Benassai

Come rovinarsi la vita con una web-cam in pochi minuti!

Immagineaaa

Il web è davvero un brutto posto.

E’ il Pease dei Balocchi. Sei lì convinto di aver tutto a portata di mano, di poter scegliere tra porzioni di felicità di cui la realtà ti priva, mentre lì invece, comodamente dalla tua poltrona Ikea puoi sentirti un dio. Purtroppo, prima o poi, finisci con l’accorgerti di quanto il prezzo di tale illusione possa esser alto, tendenzialmente finisce sempre cosi ed è possibile rendersene conto solo quando è troppo tardi. Uno dei modi principali con cui siamo gioiosamente presi per i fondelli, tanto da renderci gli esponenti migliori per una buona ed efficace circonvenzione di incapace, è l’offrirci la possibilità di accedere ad enormi migliorie tecnologiche, proposte come imperdibili comodità che invece con il tempo, solo dopo esserne diventati dipendenti, si rivelano trappole meschine e tanto pericolose da aver, nel frattempo, già infettato la tua vita reale. Dai tanto desiderati quanti poi condannati smartphone, alla dipendenza da app, dalla svolta “asocial” generata da strumenti “social”, dalla svogliatezza sessuale causata da abuso di siti porno e tutta una lunga lista i cui dettagli sono abbastanza noti a tutti noi. Certo ci sono anche tanti lati positivi, ma a mio avviso, quelli negativi sono, almeno in questa fase di confronto generazionale recente, più significativi. Tra le varie belle e brutte cose che ti possono accadere sul web, ce n’è una che sta diventando sempre più comune e che credo sia tra le situazioni peggiori in cui un uomo adulto possa trovarsi, la “Chat Extorsion“.

Qualche tempo fa mentre ero in ufficio, sull’indirizzo aziendale arriva una mail, scritta in un italiano molto approssimativo, che terminava con un link di youtube. Il testo parlava di un nostro ex collega, andato via da qualche anno, e sembrava una specie di minaccia di cui non capivo il fine. Finchè, come ultimo step, clicco sul link lasciato in basso e ad un tratto mi trovo di fronte ad immagini terribilmente mostruose. C’era questo mio ex collega, che chiameremo Arturo, che in webcam si masturbava. Una cosa tremenda, sia per me, ma soprattutto per lui! Era chiaramente visibile il suo volto e purtroppo anche e soprattutto altro. C’era Arturo, fino a quel momento legato a ricordi di compostezza e timidezza, con il suo gingillo tra le mani ed un sorriso beffardo.

Immagine

“Gesù, e mò che faccio?/ Glielo dico o non glielo dico?/ e come glielo dico? Chiedere consigli ad altri vorrebbe dire mostrare il video e sarebbe in un attimo la fine di Arturo/ e come faccio a dirlo anche a lui?/ sarà come ucciderlo e probabilmente (come è stato) non riuscirà mai più a guardami negli occhi”

Il punto era che, cosi come quella mail era arrivata in un ufficio dove Arturo aveva lavorato almeno 3 anni prima, se non fermata in tempo sarebbe potuta arrivare a chiunque e distruggere completamente una persona. Allora decido di contattare Arturo e spiegargli tutto, dopo l’immenso imbarazzo iniziale decide per la via più opportuna, andare alla Polizia Postale. In pratica i fatti erano i seguenti : Arturo, in una solitaria notte di mezza estate, decide di darsi alla passione su uno dei più conosciuti siti di “live chat”, “Chatroulette“, un sito dove, dopo esserti posizionato in webcam puoi scegliere con chi interagire tra migliaia di persone che ti appaiono di fronte e che, nel caso non corrispondessero ai tuoi canoni, puoi saltare cliccando “next” finchè non trovi una persona che ti piace e che a sua volta non clicchi “next“. Una forma di speed-date continuo e spietato che ti mette di fronte a persone di tutto il mondo e di tutti i generi. Ad ogni modo, il nostro Arturo ha avuto la sfortuna, non rara su questi portali, di beccare chi ha cercato prima di truffarlo e poi di distruggerlo nel giro di pochi minuti.

Ed in effetti oggi per distruggere una vita in questo modo ci vogliono davvero pochi minuti.

Arturo ha beccato questa ragazza, hanno iniziato a chattare e dopo poco a masturbarsi in web-cam. La furbacchiona dall’altra parte però nel frattempo aveva registrato tutto ed appena ottenuto materiale sufficiente a rovinare Arturo, ha subito staccato e inviatogli il video in cui poteva godersi se stesso intento a rallegrare il suo gingillo. La minaccia era chiara, o mi mandi 2000 € subito o mando a tutti il tuo video. Magari non pensi che qualcuno possa realmente fare una cosa del genere ed invece lo ha fatto. Avrà cercato sul web tutto ciò relativo ad Arturo ( una pagina Linkedin spiegherebbe l’esser arrivato a noi ad esempio) ed ha iniziato ad inviare a buffo il video. Non so a quante persone sia arrivato, ma se io ad esempio fossi stato uno stronzo e non avessi cercato di contenere il processo facendolo invece girare, probabilmente sarebbero accadute cose ancora più terribili. C’è gente che si è tolta la vita per molto meno o solo minacciando di fare una cosa del genere.

Fortunatamente la Polizia Postale è riuscita a bloccare tutto. In poco tempo non esisteva più né il video e neppure gli account di Arturo sui vari siti di chat. Credo gli sia andata bene, ma leggendo in giro pare che queste siano le nuove modalità di truffe online. E’ estorsione vera e propria ed oltre l’eventualità della perdita economica, c’è la certezza di non riavere mai più indietro la propria dignità, di perdere per sempre il concetto di intimità, una violenza inaudita.

Per questo occhio quando si naviga in quelle che sembrano solo apparentemente acque protette. La web-cam è una finestra su un mondo sconosciuto, infinito e pieno di mostri che si svegliano ogni giorno con il solo intento di rovinare la vita a qualcun altro e spesso ci riescono. Come disse il saggio Franco Califano poco prima della sua scomparsa : ” Ma alla fine, non è sempre meglio l’intima e segreta complicità di una puttana?”

Cover di album celebri immaginate per intero!

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In tempi in cui le copertine dei dischi contano ancora meno, se possibile, dei dischi su cui vengono raffigurate, la compagnia di design Aptitude ha sviluppato un simpatico progetto in cui le cover di alcuni celebri album vengono ingrandite e viste per intero, come se la parte precedentemente nota ne fosse solo un dettaglio. Quella di “Off The Wall” di Michael Jackson è la mia preferita, si vede in basso a destra Macaulay Culkin, in uno dei suoi stati peggiori, elemosinare con un cartello su cui vi è scritto : “Il futuro non è scritto”. Davvero molto originale!

 

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Theo Parrish rivela ulteriori dettagli sull’uscita di “American Intelligence”, suo prossimo album!

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American Intelligence” il prossimo album del mitico Theo Parrish uscitrà per “Sound Signature” il prossimo 17 Novembre. L’attesa è tanta per uno dei migliori esponenti dell’ house di Detroit, apprezzatissimo come pochi soprattutto in Italia. Sarà il suo quarto disco personale e cosa ancora più importante, rappresenta la certezza di poterlo riascoltare presto nel suo tour promozionale. Nel frattempo è uscito anche il video della traccia “Footwork“, prima anche nella tracklist dell’album.

 

 

L’album verrà pubblicato sia con un formato in triplo-LP che in doppio-CD e in quest’ultima versione saranno presenti 6 tracce in più, dal titolo : “Welcome Back” – “Tympanic Warfare” – “…There Here” – “Life Spice” – “Thug Irony” e “I Enjoy Watching You.”

Tracklist
Footwork
Cypher Delight
Ah feat. Marcellus Pittman, Ideeyah & Duminie Deporres
Creepcake
Make No War
Drive
Fallen Funk
Be In Yo Self feat. Ideeyah & Duminie Deporres
Helmutlampshade

Insoliti personaggi beccati alla Boiler Room!

white

 

Una delle cose divertenti dei set alla Boiler Room, spesso anche più dei set stessi, è notare gli strambi personaggi presenti alle spalle dei Dj’s ed osservarne gli atteggiamenti. C’è quello che si scatena, quello eccessivamente composto, quello che scruta intorno per decifrare la situazione, insomma spesso ci sono facce davvero curiose. Ma ancora più curioso è immaginare la presenza di tizi che con la Boiler Room non centrano praticamente nulla, in questo simpatico fotoprogetto ne abbiamo immaginato alcuni!

Scoprite l’intruso!

brunetta

 

 

doc

 

gasp

 

gerry

 

gianni

 

lino

 

lotito

 

paolini

 

pippo

 

toto

Outdoor Festival 2014 – Le opportunità di cui Roma ha bisogno.

 

Outdoor Urban Art Festival 2014

25 ottobre – 22 novembre

Ex Dogana – San Lorenzo, Roma

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“Ma questo posto dove sta?”
“ Eh..m’hanno detto a scalo San lorenzo?”
“Ma dove? Ma che è la? Dove ce sta tutta quella gente?”
“Me sa de si..”

Entro.
La prima cosa che mi ha colpito è stato lo spazio. Nel senso che c’era spazio, tanto spazio, e ce ne era anche di più.
Corridoi lunghi dipinti intervallati da sale: grandi, dipinte, sedute fatte di scatole e cassette per la frutta ben incastrate tra loro a creare una comoda panchina per fermarsi a guardare, a riposare o a chiacchierare.
Dopo i primi passi non ero più in luogo a me familiare, respiravo un’aria nuova, stimolante, diversa.
Un museo in un Ex Dogana, che con il museo ha in comune solamente l’arte, ma la dimensione è più libera, non è vietato alzare la voce, ma nessuno la alza, non è vietato fumare all’interno, ma nessuno lo fa, non è vietato bere birra..ed infatti tutti bevono.
Percorro il primo corridoio.
Sono pupazzetti stilizzati sul muro, colorati che aprono la strada in una sala nella quale il lettering regna sovrano, tag coloratissimi illuminano lo spazio, e lì, un po’ nascosta la sala di Tnec e della geometria rossa, nera e bianca.
Altro corridoio.
Stavolta la sala è un’ istallazione, una ragnatela di fili rigidi che convergono in un punto e poi si aprono, un fuoco d’artificio immortalato nel momento della massima espansione.

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Vado avanti.
Lettere,sembra arabo o qualche lingua strana a me sconosciuta ma sono ovunque, sulle pareti laterali, sulle colonne portanti, sul soffitto (alto almeno 4 metri) e poi, al centro lo scivolo, le altalene, un piccolo parco giochi ma attorno non c’è il verde parco, ci sono i colori, leggo a terra JBROCK, Italia, penso: “C’è chi dice che ha copiato Retna”, a voi la scelta.
Mi prendo una birra (4 euri..ma il tappo è svitabile) e continuo il mio percorso seguo la musica, mi sembra Hip Hop ma sento anche un sassofono.
Altra sala, abbastanza spaziosa, mi si spiana davanti un rapper di colore francese che armonizza rime e sì! Avevo sentito bene! Lo accompagna un sassofonista che a metà concerto diventa un suonatore di flauto traverso, e le teste ondeggiano a ritmo rilassate.
Sono le due di notte, ma in realtà sono le tre, le persone attorno a me, un po’ alticce, ridono cercando di capire come sia possibile questa magia..è scattata l’ora legale mentre suonava cassa dritta, mentre si balla a musica non troppo alta, mentre nelle altre sale la pittura dorme e la musica si sveglia, mentre due ragazzi si baciano, mentre vado a prendermi un cocktail, mentre sono in una Ex Dogana che tra un mese sarà un supermercato, mentre mi domando perchè tutto ciò che è bello prima o poi vada distrutto, mentre qualcuno è ancora in fila, mentre mi chiedo se forse il concetto di street-art vada ampliato ad “indoor urban art” nel momento in cui si paga un ingresso (seppur minimo) per andarla a vedere, mentre finisco il cocktail e ricomincio a ballare..

 

Un progetto di :

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di Giulia Benassai

 

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