L’importanza del fare lavori di merda.


Sono uno cresciuto al Sud.
E al Sud, per cultura e soprattutto necessità, la ricerca del lavoro inizia davvero molto presto. A 16 anni, quando ancora andavo a scuola, avevo due lavori : lavoravo il pomeriggio nel bar di famiglia e nei week-end in diversi ristoranti della zona come cameriere. Non erano prettamente ragioni economiche a spingermi verso quegli impegni, era automatico impegnarsi in attività in qualche modo remunerative appena avevi i mezzi necessari per rappresentare una forza lavoro. Dai 16 ad oggi ho fatto una miriade di lavori di merda, senza alcun collegamento logico o attitudinale tra loro, ma tutti diciamo quantomeno formativi. Ne elencherò solo i migliori.

Il Cartellista al Bingo

Se ai tempi di Dante Alighieri fossero esistite le sale da Bingo, uno dei gironi infernali ne avrebbe avuto le stesse sembianze. Scafati, ingrigita e puzzolente paesello della provincia salernitana, c’è una sala Bingo e tanta gente che non ha nulla da perdere e che sogna la svolta mediante un pigro tocco di pennarello o un casuale susseguirsi di palline giuste. Ci sono quelli che estraggono le palline, ci sono quelli che portano vivande, ci sono quelli che fanno sicurezza e ci sono quelli che vendono le cartelle con i numeri. Io ero uno che vendeva le cartelle con i numeri. Gli orari dei turni erano disumani : dalle 17:00 alle 06:00. Il tempo di tornare a casa allucinato e con mille numeri in testa, dormire malissimo in orari in cui tutti gli altri vivono e producono tutti i rumori del vivere , svegliarsi senza fame e tornare all’inferno. Per i fortunati che non conoscono l’ambientino, l’intento è vendere più cartelle possibile nel giro di una serata, quindi fare più partite possibili. La sala aveva un totale di 30 tavoli, ogni tavolo aveva 6 persone, un totale di 180 persone divise per 6 cartellisti a turno. Dunque ognuno di noi aveva 30 persone a cui vendere cartelle in 5 minuti, ovvero l’intervallo tra un’estrazione e l’altra. Ogni persona comprava una media di 3-4 cartelle, quindi immaginate una media di 120 cartelle vendute a partita. Ora vendere una cartella in quel posto lì è una cosa complicatissima ed assumeva sfaccettature morbosamente inquietanti, che rendevano quel lavoro rischioso come pochi. La clientela si divideva su per giù in queste categorie : vecchie rincoglionite già prive di anima e dal dialetto incomprensibile, uomini allo sbando con addosso i segni di tutte le dipendenze del mondo, giovanotti di provincia allo sbando con addosso i segni di tutte le dipendenze del mondo, invalidi accompagnati da falsi invalidi e, soprattutto, quelli che venivano con la chiromante. Si perché il gioco è strettamente legato alla scaramanzia e a leggi della numerologia distanti anni luce da quelle che poi realmente regolano i giochi come questo. All’interno di questo mondo accadono cose come licenziamenti di colleghi ritenuti “iettatori” dal pubblico (come le accuse di stregoneria al Medioevo), liti furibonde e minacce ai cartellisti che avevano distribuito le cartelle in un ordine tale da aver favorito uno piuttosto che un altro, l’assenza del tavolo #17, il divieto di augurare anche solo “buona serata!”ed infine l’incredibile usanza di portarsi una chiromante in grado di prevedere le estrazioni (in cambio di una percentuale sulle improbabili vittorie). Con gente e dinamiche del genere avevi matematicamente 6 secondi per persona, questo tipo di persone, in 6 secondi dovevi accontentare tutte le loro monomanie ed essere dannatamente preciso con i soldi ed il resto, perché tutto ciò che mancava a fine serata dovevi rimettercelo tu. Potete immaginare le quantità di stress?Ho retto tre mesi, meglio uscirne da volontario che da iettatore. Sono riuscito a metter da parte un po’ di soldi perlomeno, almeno la paga era buona, ma per molto tempo mi è capitato di svegliarmi nel cuore della notte urlando : “27! Due-sette.”

Il Venditore di Kirby

Ancora mi chiedo come ho fatto. E mi chiedo pure come sia possibile che ci sia gente che ancora riesce a farlo. Posto che io sono la persona meno adatta al mondo al vendere cose, sono timido, riservato, leale in dosi controproducenti, non amo i soldi e già di mio compro poco, riuscire a vendere quell’aggeggio era davvero un’impresa da Dio. Il Kirby è in pratica un’ aspirapolvere multifunzione, la Mecca di ogni casalinga estremista, di tutte quelle donne che portano avanti con la vita la lotta al pulviscolo atmosferico ed allo sporco ostinato, dava effettivamente l’illusione di poter avere il totale controllo dell’igiene casalinga ma aveva costi stellari. Ai miei tempi costava intorno ai 3.000 €, cifra impegnativa per una scopa elettrica, ed infatti il giorno del colloquio molti dipendenti mi avevano confidato che non se ne vendeva nemmeno uno.
Il primo giorno avevo appuntamento alle 8.00 all’ufficio centrale per il meeting mattutino, mi dissero di vestirmi con giacca e camicia, la cravatta me l’avrebbero data loro. Quello che trovai alle 8.00 di mattina in quell’ufficio centrale fu scioccante. Immaginate una sala riunioni con arredamenti reciclati di bassa qualità, musica a tutto volume, gente immotivatamente gasata, un clima di festa e trenini che per qualche attimo mi crearono il dubbio di aver sbagliato posto ed esser finito ad un after di scambisti. Sarà che per me al mattino non esiste alcuna ragione plausibile per esser di buon umore, ma quella situazione era decisamente losca. All’ingresso una donna travestita da donna più giovane, come fossi appena atterrato ad Honolulu, mi porge in dono questa cravatta stile Paolo Limiti 93’ con enormi smile di varie dimensioni.

Non sapevo cosa fare, nessuno mi aveva spiegato in cosa consistesse il lavoro, non conoscevo nessuno e mi trovavo in questa sala con in mano la smile-cravatta e tutti che ballavano Don’t Stop Me Now dei Queen. Accennando timidi movimenti con la spalla cercavo di integrarmi scambiando sguardi e sorrisi d’approvazione con tutti gli invasati che incrociavo, fortunatamente conoscevo la canzone, ma non avevo alcuna direzione né indicazioni precise. Ad un tratto sul palco – si, c’era anche un palco- spunta questo tizio che, con aria da venerabile maestro, fa partire il più patetico e sgrammatico discorso motivazionale mai sentito. E tutti gridavano, tutti ballavano, erano tutti felici anche se non vendevano un cazzo. Terminato il meeting , mi si avvicinò nuovamente la donna travestita da donna più giovane, aveva un’espressione radicalmente opposta a quella di poche ore prima, io volevo scappare. In assoluto silenzio mi diede questa lista con nomi ed indirizzi, una parte da imparare a memoria ed il box con il mio primo Kirby,lo lasciò cadere a terra con l’aria di chi voleva in realtà esclamare : “Mo so cazzi tuoi”. Gli appuntamenti, estorti chissà come e chissà da quale scagnozzo, erano organizzati più o meno cosi :

Signora Scognamiglio – ore 13.00 – Napoli
Signora Rosa – ore 13:30 – Sorrento
Signora Mario – ore 13: 45 – Napoli

Ora, Napoli – Sorrento sono tipo 70 km, 1 ora e un quarto a tavoletta, senza contare che allora non esistevano smartphones o app di mappe ed io avevo una Peugeot 106 del 98’. Non c’era alcuna logica, ma l’unica possibilità che avevi per guadagnare qualcosa e dare senso all’insensato era cercare di fare più appuntamenti possibile e sperare nella legge dei grandi numeri. Questa povera gente che però accettava gli appuntamenti per sfinimento, dava sempre appuntamento intorno l’ora di pranzo e quindi le scene che mi si presentavano erano sempre le seguenti : entravo in queste case di gente che non aveva nemmeno le mattonelle sulle pareti, mentre loro pranzavano io mi lanciavo nell’infinita spiegazione delle mille funzionalità di quel fottuto Kirby,tutti seguivano il telegiornale, minimi storici d’attenzione, tra i dialettali sfottò dei coglioni di turno fino al solito “ti facciamo sapere” che precedeva la pacca sulla spalla con cui finalmente mi guadagnavo l’uscita. Dopo innumerevoli appuntamenti da fotoromanzo, decisi che mi sarei ritirato solo dopo aver avuto la soddisfazione di venderne almeno uno. Per ogni Kirby venduto la parcella del venditore era di 800€. Riuscii a venderlo ad una signora in pensione di Sarno e cosi subito mi fiondai nella sede centrale per riscuotere la mia parte e urlare addio. Dopo qualche tempo si diffuse la notizia che si trattava di una truffa colossale, i contratti erano legalmente truffaldini e sul web potevi comprare lo stesso prodotto ad ¼ del prezzo da noi proposto. Sono stati accusati di circonvenzione di incapace, per tutte le vecchiette ed i dipendenti ingannati ed il guru del palco è stato arrestato. Mi chiedo solo che fine abbiano fatto tutte le smile-cravatte.

L’uomo che usciva la gente

Una mia amica lavorava al guardaroba di una discoteca “posh” di Sorrento – classico ambientino dove senza camicia o strass non sei nessuno – ed una sera mi dice che stavano cercando personale per la sicurezza.
– “Claudia ma mi hai visto? Peso 30 kg e non incuto timore nemmeno agli insetti, ti pare il caso?
– “ Tranquillo non è quel tipo di sicurezza, si tratta di porte.”
In pratica in questo locale abbastanza piccolo non era possibile fumare ed avevano creato uno spazio esterno per i fumatori. Poiché questa smoking-area era grande quanto una tinozza, bisognava centellinare le persone che vi accedevano; inoltre poiché la zona confinava con alcune case, era necessario che qualcuno si occupasse di tenere chiuse le porte che collegavano interno ed esterno per non far uscire la musica del locale.

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Quel qualcuno ero io. Avevo quindi il compito di stare tra queste due porte e gestire il flusso in entrata ed uscita dei fumatori nella maniera più sincronizzata possibile per evitare la dispersione di rumori molesti. La cosa si rivelò immediatamente ardua ed oltretutto mi sentivo l’uomo più triste del mondo. Ero costretto a stare chiuso in questa zona cuscinetto tra fumo passivo e musica insonorizzata, la gente mi odiava, sembravo uno stronzo in un acquario, come poteva un solo uomo fermare le dipendenze di 500 persone ubriache? La prima sera, dopo due ore, finii in due risse, una delle due porte andò in frantumi, alcune ragazze vomitarono nella zona cuscinetto, una ci si addormentò, da alcune finestre delle abitazioni iniziarono a cadere secchiate d’acqua e fui licenziato a serata ancora in corso. Quella sera tornai a casa con una sola scarpa.

La morale è che fare lavori di merda risulta quantomeno essenziale ai fini dell’evoluzione individuale e dell’empatia sociale. E’ utile a sviluppare quel senso di comprensione delle dinamiche e delle problematiche altrui. Siamo abituati a pensare che nessuno faccia bene il proprio lavoro, che ci siano solo ladri e fannulloni, ma non è cosi. Bisogna avere rispetto per tutte le professioni ed averne comprensione, di certo aiuterebbe a risollevare lo status dei legami sociali, decisamente frammentati dai milioni di giudizi gratuiti che ogni giorno esprimiamo. Oggi, fortunatamente, ho lavoro di tutto rispetto, per cui il detto “dalle stalle alle stelle” calzerebbe a pennello, ma sono certo che, se non avessi acquisito molte capacità durante quei periodi di buio, non sarei riuscito ad essere all’altezza della mia professione attuale. Dunque in questo periodo in cui l’argomento lavoro è sempre qualcosa di amaro, un atteggiamento positivo ed empatico non può fare altro che renderci persone migliori, magari con le pezze al deretano, ma con un’anima nobilissima.

di Vincenzo Miele

Manu Chao torna in Italia, il 20 Giugno grande festa al Parco di Monza

da La Repubblica

Eccolo di nuovo, Manu Chao: l’inarrestabile vessillifero dell’antagonismo, signore della patchanka, si esibirà in concerto sabato 20 giugno al Parco di Monza, all’interno dell’autodromo nazionale. Prezzo decisamente calmierato, se non proprio “politico”, per il tagliando d’ingresso dello spettacolo, che prevede numerosi ospiti: costerà 10 euro (più diritto di prevendita) se acquistato prima del 12 maggio e 15 euro (più prevendita) a partire da quella data. I biglietti si trovano nei circuiti autorizzati: Ticketone, Bookinshow e Mailticket. Sarà anche disponibile a tariffe speciali il camping dell’Autodromo situato nei pressi dell’area del concerto.

All’appuntamento di Monza Manu Chao si presenterà con una formazione a organico ridotto rispetto al passato, ma largamente affidabile: con lui ci saranno infatti il bassista Jean Michel Gambeat, il chitarrista Madjid Fahem e alla batteria il fido Philippe Teboul, con lui da una vita, sin dai tempi della Mano Negra. L’autore di Clandestino è reduce dalla “missione” in Colombia affrontata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla salvaguardia della foresta Amazzonica. In difesa del “polmone” del pianeta, Manu Chao si è messo in moto con il Colectivo Jaguar e i Doctor Krapula esibendosi a Barranquilla, Leticia, in Amazzonia – dove il concerto è stato ripreso per un documentario curato dal regista colombo-tedesco Christian Schmid Rincon per Fundacion Terra Nova, l’associazione che ha lanciato il progetto Ama-Zonas- Medellin e Bogotà. Poi ha dato vita a Buenos Aires alla mostra “M.A.N.W.O.Z.” realizzata con il disegnatore e caricaturista polacco Jacek Wozniak, già al suo fianco per il progetto Sibérie M’Etait Contée, e ora torna a calcare i palchi europei, partendo dalla Germania.

Roma: arriva “Scooterino”, l’app per condividere le due ruote!

La startup Scooterino lancia il servizio a Roma: l’autista carica il passeggero e fornisce anche il casco. I drivers sono tutti a norma con assicurazione e devono superare una fase di test da parte della compagnia. Diventare autista significa anche ottenere il rimborso per le spese. In una città, come Roma, dove usare lo scooter può diventare determinante. Si prenota con una app sul telefono (IOS e Android), e il sistema “incrocia” le direzioni di autista e passeggero. Tra i requisiti ci sono 21 anni di età, patente valida, assicurazione in regola e scooter omologato per due persone e in buone condizioni. Il passeggero può condividere in tempo reale il tragitto e il nome dello scooterista con gli amici, sempre attraverso l’app.

Sequestrato il Circolo degli Artisti per “Occupazione abusiva del locale”.

Dopo il Rising Love ed il Rialto, Roma perde un altro storico pezzo della movida romana.:  Circolo degli artisti. I vigili urbani del I gruppo e i carabinieri hanno posto i sigilli al locale di via Casilina Vecchia in esecuzione di un decreto emesso dal gip di Roma su richiesta del pm Alberto Galanti. Per gli indagati, tra i quali anche il gestore Romano Cruciani, l’accusa principale è quella di aver occupato irregolarmente la struttura.

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Non solo. Tra le contestazioni mosse ai quattro indagati, oltre all’occupazione abusiva del locale, ci sono anche trasformazione urbanistica fatta senza autorizzazione e interramento illecito di rifiuti, tra cui anche amianto.

Gudagnare un sacco di soldi facendo il lavoro più bello del mondo!

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Festa tutti i giorni, ai migliori tavoli dei club di Las Vegas, tutto già pagato, sempre accerchiato dai fan, da avvenenti donne e da numerosi vip. Non è la vita esagerata di qualche milionario o attore di Hollywood, ma il «lavoro» di Thaddeus Kalinoski, sosia di Alan, il personaggio interpretato da Zach Galifianakis nella trilogia campione d’incassi «Una notte da leoni».

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Prima di iniziare a vivere tutti i giorni come se fosse Alan, Thaddeus era una persona comune, aveva perso il lavoro, la moglie lo aveva lasciato e a malapena riusciva a sbarcare il lunario. Si era fatto crescere la barba, se ne stava a casa a trastullarsi e inghozzarsi di cibo. Poi un giorno si è guardato allo specchio. Ora, grazie alla somiglianza sbalorditiva con il 45enne attore americano riesce a mettersi in tasca oltre 250 mila euro all’anno. Con feste di compleanno, addii al celibato, ospitate nei locali più esclusivi (a cura di Elmar Burchia)

Roma si illumina con il festival URBAN _ MAP!

Cyclique_Coin

21 – 22 MARZO
La periferia di Roma s’ illumina con il festival
URBAN _ MAP:
installazioni multisensoriali a Tor Sapienza.

Urban_map inaugura durante l’equinozio di primavera, trasformando la periferia di Roma est in un museo a cielo aperto, in cui la luce, i suoni e le immagini saranno protagonisti di una straordinaria magia. Il 21 e 22 Marzo il quartiere di Tor Sapienza diventa protagonista di questa trasformazione.

Novità assoluta, per la prima volta in Italia, il collettivo francese Coin con un’ installazione monumentale, Cyclique, – 256 palloni gonfiati ad elio che, illuminati da led, danzeranno con il vento, in uno spazio di oltre 500 mq, sulle musiche di Nohista.

Cyclique, dopo aver visitato i festival di Ginevra, Amiens, Nantes, Praga e Madrid, debutta in prima assoluta nazionale a Tor Sapienza, presso il complesso Morandi,  il 21 e 22 marzo dalle 19 alle 23.

Anche la facciata della Parrocchia di San Cirillo Alessandrino di Tor Sapienza subisce una trasformazione con il mapping del collettivo romano Neocortex, che giocherà con l’estetica delle architetture creando una sinergia di colori, suoni, luci e immagini dall’alta spettacolarità. Il mapping proietterà anche i disegni che i bambini delle scuole del quartiere hanno realizzato in occasione del concorso “il parco che vorrei”, per immaginare diversamente il loro quartiere. Così il quartiere di Tor Sapienza diventerà per la prima volta l’arena in cui alcuni tra i più innovativi linguaggi artistici contemporanei dialogheranno tra loro.

Non mancherà la musica degli esplosivi Errichetta Underground, che il 22 marzo alle 17.30, nel complesso Morandi di Tor Sapienza, si esibiranno in un esclusivo concerto acustico tra i ritmi della tradizione popolare klezmer e il sound balcanico.

Il festival, ideato da Michele Cinque, è prodotto da Lazy Film con il sostegno di Zetema e il patrocinio del V municipio di Roma Capitale. Tra i partners, Paula design nella comunicazione e Live Performance Meeting nell’allestimento.

 

urban-map.it
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Pharrell Williams e Robin Thicke condannati a pagare 7,3 milioni di dollari per plagio!

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La sentenza ufficiale è arrivata : Blurred Lines è un plagio! Pharrell Williams e Robin Thicke sono stati condannati dal tribunale di Los Angeles a pagare circa 7,3 milioni di dollari per aver chiaramente scopiazzato Got to give it up, un successo del cantante soul Marvin Gaye. Anche senza il giudice, erano evidenti le estreme somiglianze tra le due tracce, dal basso fino alle ritmiche sostanzialmente identiche. Ai figli di Gaye andranno 4 milioni di dollari di danni e altri 3,4, legati ai profitti che Thicke e Williams hanno incassato con il singolo rimasto in cima alle classifiche degli Stati Uniti per settimane!

 

Nasce “Instrument 1″, il controller in grado di riprodurre alla perfezione ogni strumento musicale!

 

 

L’ultima frontiera della musica fai-da-te si chiama ” Instrument 1″ ed è la nuova creazione lanciata da  Mike Butera, un giovane ingegnere del suono all’Università di Roanoke, Virginia. Si tratta praticamente di un controller che può essere collegato un po’ a tutto, dall’ iPhone al PC, da un Mac ad un iPad e dialoga perfettamente con programmi come GarageBandAnimoog.  È talmente versatile da poter essere diviso in più parti e permettere a chi lo suona di gestire più strumenti contemporaneamente (ad esempio: metà della tastiera può riprodurre una chitarra e l’altra metà il basso) oppure imitare alla perfezione tutti i possibili effetti che si possono ottenere su un violino. I modi di utilizzo sono praticamente infiniti.

 

Quattro anni fa ha costruito il primo prototipo e lo scorso martedì è stata lanciata una campagna crowdfunding per produrlo in larga scala. La campagna ha superato il suo obbiettivo di 75,000 dollari in meno di sei ore, oggi sfiora i 650,000 $.

+Morning Tips+ : Woo York – The Valley Of Songs

 

Life and Death
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Tracklist :
A1 The Valley of Songs
A2 Odyssey
B1 Black Soul
B2 Distance

MODEL 500 – DIGITAL SOLUTIONS – METROPLEX

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Che soddisfazione andare a cercarsi le nuove uscite musicali del mese e incappare in un nome che non si leggeva più da quindici anni ormai. L’etichetta e’ la mitica METROPLEX il che’ dovrebbe già dire tutto; DIGITAL SOLUTIONS è il nuovo album dei MODEL 500. La loro ultima uscita discografica risale al 1999 con MIND AND BODY, quindi spero converrete con me che trovarli tra le uscite di fine Febbraio fa venire la pelle d’ oca. Allora per prima cosa vai alla ricerca delle tracce dell’ album con la speranza di ascoltare il sound inconfondibile di Juan Atkins, pregando di non rimanerne deluso, non me ne voglia nessuno ma il dubbio sorge spontaneo, quanto meno ci si aspetta di restare estasiati da sonorità che hanno caratterizzato capolavori quali FUTURE, una delle tracce piu’ belle mai prodotte dai Model 500 a mio avviso.

 

 

L’ album si apre con HI NRG che presenta un groove straordinario, rompe qualsiasi staticita’ creando onde sonore funky, jungle e space, incalzante alla massima potenza, senza parole. ELECTRIC NIGHT abbassa decisamente i bpm mantenendo sempre un incastro perfetto tra drum machine e synth; classico il vocoder, back to 80’s, e qui comincia la nostalgia. E’ tornato quel matto futurista di Atkins e si sente, STANDING IN TOMORROW e’ l’ espressione di quanto i Model 500 abbiano visto lontano negli ormai passati anni ’80, le sonorita’ oggi risulterebbero scontate ma se a suonarle e’ chi ci ha visto bene trent’ anni fa allora la storia cambia. ENCOUNTER e’ caratterizzata da suoni decisamente meno datati, usati anche nella dub-step, ma il mix che ne viene fuori e decisamente piu’ tribale grazie all’ insieme del tutto. STORM qualcosa di statico ce l’ ha rispetto alle altre; tarda a partire e se non fosse per qualche melodico synth in levare non avrebbe poi di che’ restare impressa. THE GROOVE spiazza, su una techno delle piu’ classiche non ti aspetteresti mai un assolo di chitarra elettrica, eppure devo dire che la scelta risulta azzeccata, riverberata al massimo lascia ampi spazi all’ immaginazione e al trasporto. Un misto tra Future e Ocean To Ocean e’ invece STATION, rispettivamente tendente alla prima per ritmica e alla seconda come sound, con aggiunta di sintetizzatori cupi e spaziali. In DIGITAL SOLUTION l’ incastrarsi dei suoni crea i presupposti per un buon viaggio che inizia non appena fanno la loro comparsa i synth affogati in riverberi e wah wah. CONTROL e’ piu’ spinta e racchiude all’ interno un misto di tutto cio’ che ha caratterizzato Atkins e i Model 500 negli anni, groove, incastri, synth trascendentali, vocoder, sound futurista e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Ad ogni modo l’ album sembra quasi registrato con gli stessi strumenti usati negli anni ’80 ma che sia davvero cosi’ o meno resta comunque una grande sorpresa di questo 2015, difficile uguagliarne lo stupore.

 

 

di  Matteo Reho

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