Il mantello dell’invisibilità : il magico progetto Made In Italy!

 

Tratto da : http://www.lescienze.it

 

Grazie a un rivestimento in materiale plasmonico, si è riusciti per la prima volta a rendere invisibile un oggetto tridimensionale per qualunque direzione di osservazione. Per ora il prototipo funziona in modo ottimale solo nello spettro delle microonde, ma per il prossimo futuro si cercherà un’applicazione anche nel visibile.

 

NextFest

 

Alcuni dei più recenti progressi in questo campo si sono focalizzati sull’utilizzazione di metamateriali disomogenei artificiali che hanno la capacità di deflettere la luce intorno agli oggetti. Gli studiosi di Austin per contro hanno utilizzato metamateriali plasmonici.
È noto che la nostra capacità di vedere gli oggetti si basa sulla possibilità da parte del nostro occhio di percepire la radiazione luminosa che viene riflessa dalla sua superficie. Nel caso dei materiali plasmonici, invece, le cose vanno assai diversamente.
“Quando le diverse luci che vengono diffuse dal materiale plasmonico interferiscono tra loro si cancellano vicendevolmente, rendendo l’oggetto che ne è ricoperto trasparente e invisibile da qualunque angolo di osservazione”, ha spiegato (lo scienziato italiano) Andrea Alù, coautore dello studio. “Tra i vantaggi del mantello plasmonico vi sono la robustezza e la relativamente ampia banda elettromagnetica in cui riescono a operare, superiore a quella tipica dei mantelli convenzionali basati su metamateriali trasformativi. Il nostro prototipo gode pertanto di una maggiore tolleranza rispetto alle possibili imperfezioni, un particolare importante quando occorre rendere invisibile un oggetto tridimensionale”.
Il prototipo in questo caso era costituito da un tubo cilindrico dotato di un rivestimento di meta materiale plasmonico ed è stato testato proiettando su di esso fasci di microonde e mappando la diffusione della radiazione risultante sia in prossimità dell’oggetto sia nello spazio circostante. Il mantello per l’invisibilità ha mostrato la massima efficienza per frequenze di 3,1 gigahertz. Il prossimo passo sarà quello di dimostrare il processo anche per la luce visibile.

Pejac : la rivoluzione di pensiero che parte da un pennello!

The Subtractive Canvases and Street Art of Pejac street art painting murals minimalism drawing

Pejac
http://pejac.es/

 

I suoi lavori sono firmati con lo pseudonimo Pejac e sono un mix di accuratezza, capacità contemplative, malinconia e humor. L’artista di origini spagnole ha dichiarato di aver avuto il suo primo approccio con la street-art dopo aver profonda noia per gli studi teorici di pittura classica e soprattutto per il modo in cui l’arte viene gestita e non apprezzata all’interno dei musei. ha cosi deciso di “esporre” i suoi lavori sulle pareti delle più grandi metropoli europee, è possibile trovare suoi lavori a Mosca, Parigi, Londra e perfino nella nostra Milano.

 

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Circa la sua filosofia artistica Pejac ha dichiarato : ” La reazione delle persone sono tutto ciò che mi stimola. La vita degli adulti è pura inerzia, che viene rotta soltanto da cattive notizie o da incentivi economici. Se riesco a far pensare le persone, rivoluzionare in qualche modo il loro pensiero, tutto assume un vero senso”

Marco Abete LNC : La fotografia, l’empatia, l’ibridazione!

 

Marco Abete LNC
http://www.marcoabetelnc.carbonmade.com

 

Ho sempre ritenuto la fotografia un’arte decisamente complessa, per mille ragioni o forse per nessuna in particolare. Non mi è mai stato chiaro se sia qualcosa da recepire come atto iconico o come risultato contemplativo o come entrambe le cose o come nessuna delle due, ma tutto sommato l’ho sempre percepita come il modo migliore per raggiungere l’eternità tramite l’attimo, forse per me la fotografia è una specie di caccia all’attimo. E credo che allo stesso modo la fotografia sia per ognuno qualcosa di diverso, assolutamente priva di canoni artistici definiti o definibili, del tutto legata ad un’esperienza sensibile individuale. Per queste ragioni (o per nessuna di esse) i progetti fotografici di Marco Abete si sono rivelati immediatamente affini alle nostre capacità d’interpretazione, permettendoci di scoprire un artista assolutamente poliedrico, abile plasmatore dell’ibrido. Di origine campane, i suoi interessi spaziano dalla fotografia alla scrittura, dalle arti multimediali alla musica. L’abbiamo conosciuto durante l’edizione del festival Flussi 2014 ed abbiamo voluto fargli qualche domanda per poter conoscere più da vicino un personaggio davvero interessante.

 

 - Per prima cosa ci piacerebbe sapere qualcosa in più di te, qual è stato il tuo percorso formativo?

Sono nato ad Avellino, piccola città umida di 55mila abitanti posizionata a 348 metri sul livello del mare, ma vivo da qualche anno a Milano e in futuro non so dove andrò, spero in qualche piccolo luogo isolato o in una megametropoli extracontinentale. Ho studiato Cinema al Dams di Bologna e in seguito Sociologia alla Federico II di Napoli ma in entrambi i casi non ho portato a termine gli studi dopo essermi reso conto che volevo usare le mie energie per qualcosa di più utile e consono alle mie urgenze . Da quel momento ho iniziato un percorso da autodidatta sullo studio dell’immagine.

 

- La scelta dei soggetti ed il passaggio dalla fotografia in studio e quella outdoor, quale delle due preferisci e quale delle due ti appassiona/rappresenta di più?

Cerco di non restar fermo su un unico genere o su una sola atmosfera e di conseguenza la scelta dei soggetti cambia a seconda delle esigenze e delle necessità. In linea di massima per i miei lavori preferisco affidarmi a persone con cui ho già lavorato, che mi conoscono e sanno quello che voglio da loro ma ovviamente son al contempo attratto da nuove esperienze e nuove scoperte. Ciò che reputo importante è il feeling adatto per la buona riuscita di una immagine e l’empatia che in fondo è necessaria sempre. Tra fotografia in studio o outdoor passano ovviamente mille differenze anche perchè all’esterno preferisco fotografare architetture nude e crude senza presenza umana. Non credo di avere una predilezione particolare, entrambe rappresentano una parte di me e dei miei interessi. Gli interni son dedicati al corpo, gli esterni alla struttura e al cemento. Non amo la street-photography che reputo poco etica e una sorta di paparazzismo lirico; fotografare per strada per me vuol dire fotografare “la strada”, il che vuol dire asfalto, cemento grezzo, plastica, vetro, leghe, gomma e natura in piccole dosi.

 

- Con che macchina fotografica scatti ?

Utilizzo Canon ma dipende dalle necessità. Ultimamente ho fotografato con una Leica.

 

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- Quando hai scoperto di voler fare il fotografo ?

Non so di preciso quando ma so che a un certo punto ho avvertito la necessità di cercare nuove forme espressive e la fotografia almeno parzialmente me lo permetteva. Non sempre. A volte necessiterei di altro e in altre occasioni mi sembra un po’ limitante: un frame può essere tutto ma può essere nulla in confronto alle parole di un racconto o a una installazione o a un susseguirsi di frame. Il mese scorso ho ritrovato delle vecchie polaroid scattate quando avevo 8 anni, foto panoramiche fatte dal balcone di casa e mi son reso conto che son identiche ad alcune foto scattate dalla stessa posizione in tempi più recenti. Probabilmente già all’epoca mi piaceva fotografare.

 

- Cosa vuoi trasmettere con una fotografia ?

Ciò che mi piacerebbe NON trasmettere è “mi ricorda questo/mi ricorda quello”. E’ una impresa probabilmente impossibile nel 2014 ma la reputo un dovere di ogni persona che si cimenta con l’arte. L’immensa produzione fotografica mondiale ha poco di nuovo da dire in questo periodo e stiamo assistendo a un bombardamento di immagini sempre uguali. Una volta c’era lo scopo della pubblicazione o dell’esporre i propri lavori, ora c’è la ricerca spasmodica del “like” che porta gli artisti a far lavori che risultano facilmente riconoscibili all’utenza media e ciò abbassa molto il livello della qualità e della ricerca.

 

- I tuoi interessi vanno anche oltre la fotografia vero?

In adolescenza davo la voce e scrivevo testi per band postpunk, hc, noise per poi abbandonare tutto ed iniziare un progetto di musica elettronica e comporre soundtrack per cortometraggi ma posso dire che per ora questa esperienza la ritengo conclusa/esaurita. Ho scritto due brevi romanzi ,nel 98 e nel 2002, che han visto la luce sotto forma di artwork autoprodotto a tiratura limitata ed ora sto lavorando ad altre due storie in contemporanea e spero di ultimarle entro primavera. Mi sarebbe piaciuto saper disegnare e dipingere ma non fa per me, suonare il piano ma son vecchio per iniziare, suonare la tromba ma fumo troppo, suonare il basso ma farei solo robe ripetitive, lavorare nell’architettura ma questo desiderio ricorda Hitler quindi mi limito a fotografarle. Ultimamente provo attrazione per video-arte e computer-graphic ma non so se mi cimenterò, servirebbero giornate di 48 ore.

 

- Come sei arrivato dove sei arrivato e dove vorresti arrivare?

Non sono arrivato e probabilmente non arriverò mai. Chi arriva si adagia e io non amo restar fermo. So quale siano le tappe ma non il punto di arrivo e per ora son solo all’inizio se si afferma il longevismo. Invece son in ritardo se la vita continua a scorrere così.

 

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- La fotografia che hai scattato che ti piace di più?

Credo che quelle che mi danno più soddisfazione son quelle private che nessuno vedrà mai e che son nel mio archivio xxx. Verranno forse pubblicate postmortem dalla mia futura badante.

 

- Com’è stata la tua esperienza a “Flussi 2014” ?

Flussi rimane una bella esperienza per me e per tutti quelli che direttamente o indirettamente vi hanno partecipato. E’ un festival di ampio respiro organizzato da amici di vecchia data, persone che stimo e che riescono a portare avanti un discorso molto ambizioso e coraggioso in una realtà non educata a certi ascolti e a un certo approccio culturale come quella campana ma volendo anche meridionale ma volendo anche italiana. E’ dal 2009 che scatto foto gironzolando per il festival tra backstage, workshop, palco, platea, lavori in corso e posso dire che l’esperienza sia molto soddisfacente. Dell’ultima edizione ho apprezzato completamente la situazione Exp svoltasi presso la casina del principe. Un bel clima molto raccolto, artisti interessanti e molto più spazio agli artisti visivi e una location suggestiva.

 

- C’è qualche artista che ha particolarmente influito nella tua formazione?

Inevitabilmente come tutti credo di risentire anche se in maniera inconscia di tutto ciò che ho visto, ingoiato,digerito ma in realtà non credo ci sia un fotografo in particolare da cui ho tratto ispirazione. Diciamo che spesso sono influenzato forse più dalla musica che ascolto o da un libro o da un film o da una mostra o da una chiacchierata colloquiale.

 

 

di Giulia Benassai

Come rovinarsi la vita con una web-cam in pochi minuti!

Immagineaaa

Il web è davvero un brutto posto.

E’ il Pease dei Balocchi. Sei lì convinto di aver tutto a portata di mano, di poter scegliere tra porzioni di felicità di cui la realtà ti priva, mentre lì invece, comodamente dalla tua poltrona Ikea puoi sentirti un dio. Purtroppo, prima o poi, finisci con l’accorgerti di quanto il prezzo di tale illusione possa esser alto, tendenzialmente finisce sempre cosi ed è possibile rendersene conto solo quando è troppo tardi. Uno dei modi principali con cui siamo gioiosamente presi per i fondelli, tanto da renderci gli esponenti migliori per una buona ed efficace circonvenzione di incapace, è l’offrirci la possibilità di accedere ad enormi migliorie tecnologiche, proposte come imperdibili comodità che invece con il tempo, solo dopo esserne diventati dipendenti, si rivelano trappole meschine e tanto pericolose da aver, nel frattempo, già infettato la tua vita reale. Dai tanto desiderati quanti poi condannati smartphone, alla dipendenza da app, dalla svolta “asocial” generata da strumenti “social”, dalla svogliatezza sessuale causata da abuso di siti porno e tutta una lunga lista i cui dettagli sono abbastanza noti a tutti noi. Certo ci sono anche tanti lati positivi, ma a mio avviso, quelli negativi sono, almeno in questa fase di confronto generazionale recente, più significativi. Tra le varie belle e brutte cose che ti possono accadere sul web, ce n’è una che sta diventando sempre più comune e che credo sia tra le situazioni peggiori in cui un uomo adulto possa trovarsi, la “Chat Extorsion“.

Qualche tempo fa mentre ero in ufficio, sull’indirizzo aziendale arriva una mail, scritta in un italiano molto approssimativo, che terminava con un link di youtube. Il testo parlava di un nostro ex collega, andato via da qualche anno, e sembrava una specie di minaccia di cui non capivo il fine. Finchè, come ultimo step, clicco sul link lasciato in basso e ad un tratto mi trovo di fronte ad immagini terribilmente mostruose. C’era questo mio ex collega, che chiameremo Arturo, che in webcam si masturbava. Una cosa tremenda, sia per me, ma soprattutto per lui! Era chiaramente visibile il suo volto e purtroppo anche e soprattutto altro. C’era Arturo, fino a quel momento legato a ricordi di compostezza e timidezza, con il suo gingillo tra le mani ed un sorriso beffardo.

Immagine

“Gesù, e mò che faccio?/ Glielo dico o non glielo dico?/ e come glielo dico? Chiedere consigli ad altri vorrebbe dire mostrare il video e sarebbe in un attimo la fine di Arturo/ e come faccio a dirlo anche a lui?/ sarà come ucciderlo e probabilmente (come è stato) non riuscirà mai più a guardami negli occhi”

Il punto era che, cosi come quella mail era arrivata in un ufficio dove Arturo aveva lavorato almeno 3 anni prima, se non fermata in tempo sarebbe potuta arrivare a chiunque e distruggere completamente una persona. Allora decido di contattare Arturo e spiegargli tutto, dopo l’immenso imbarazzo iniziale decide per la via più opportuna, andare alla Polizia Postale. In pratica i fatti erano i seguenti : Arturo, in una solitaria notte di mezza estate, decide di darsi alla passione su uno dei più conosciuti siti di “live chat”, “Chatroulette“, un sito dove, dopo esserti posizionato in webcam puoi scegliere con chi interagire tra migliaia di persone che ti appaiono di fronte e che, nel caso non corrispondessero ai tuoi canoni, puoi saltare cliccando “next” finchè non trovi una persona che ti piace e che a sua volta non clicchi “next“. Una forma di speed-date continuo e spietato che ti mette di fronte a persone di tutto il mondo e di tutti i generi. Ad ogni modo, il nostro Arturo ha avuto la sfortuna, non rara su questi portali, di beccare chi ha cercato prima di truffarlo e poi di distruggerlo nel giro di pochi minuti.

Ed in effetti oggi per distruggere una vita in questo modo ci vogliono davvero pochi minuti.

Arturo ha beccato questa ragazza, hanno iniziato a chattare e dopo poco a masturbarsi in web-cam. La furbacchiona dall’altra parte però nel frattempo aveva registrato tutto ed appena ottenuto materiale sufficiente a rovinare Arturo, ha subito staccato e inviatogli il video in cui poteva godersi se stesso intento a rallegrare il suo gingillo. La minaccia era chiara, o mi mandi 2000 € subito o mando a tutti il tuo video. Magari non pensi che qualcuno possa realmente fare una cosa del genere ed invece lo ha fatto. Avrà cercato sul web tutto ciò relativo ad Arturo ( una pagina Linkedin spiegherebbe l’esser arrivato a noi ad esempio) ed ha iniziato ad inviare a buffo il video. Non so a quante persone sia arrivato, ma se io ad esempio fossi stato uno stronzo e non avessi cercato di contenere il processo facendolo invece girare, probabilmente sarebbero accadute cose ancora più terribili. C’è gente che si è tolta la vita per molto meno o solo minacciando di fare una cosa del genere.

Fortunatamente la Polizia Postale è riuscita a bloccare tutto. In poco tempo non esisteva più né il video e neppure gli account di Arturo sui vari siti di chat. Credo gli sia andata bene, ma leggendo in giro pare che queste siano le nuove modalità di truffe online. E’ estorsione vera e propria ed oltre l’eventualità della perdita economica, c’è la certezza di non riavere mai più indietro la propria dignità, di perdere per sempre il concetto di intimità, una violenza inaudita.

Per questo occhio quando si naviga in quelle che sembrano solo apparentemente acque protette. La web-cam è una finestra su un mondo sconosciuto, infinito e pieno di mostri che si svegliano ogni giorno con il solo intento di rovinare la vita a qualcun altro e spesso ci riescono. Come disse il saggio Franco Califano poco prima della sua scomparsa : ” Ma alla fine, non è sempre meglio l’intima e segreta complicità di una puttana?”

Cover di album celebri immaginate per intero!

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In tempi in cui le copertine dei dischi contano ancora meno, se possibile, dei dischi su cui vengono raffigurate, la compagnia di design Aptitude ha sviluppato un simpatico progetto in cui le cover di alcuni celebri album vengono ingrandite e viste per intero, come se la parte precedentemente nota ne fosse solo un dettaglio. Quella di “Off The Wall” di Michael Jackson è la mia preferita, si vede in basso a destra Macaulay Culkin, in uno dei suoi stati peggiori, elemosinare con un cartello su cui vi è scritto : “Il futuro non è scritto”. Davvero molto originale!

 

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Theo Parrish rivela ulteriori dettagli sull’uscita di “American Intelligence”, suo prossimo album!

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American Intelligence” il prossimo album del mitico Theo Parrish uscitrà per “Sound Signature” il prossimo 17 Novembre. L’attesa è tanta per uno dei migliori esponenti dell’ house di Detroit, apprezzatissimo come pochi soprattutto in Italia. Sarà il suo quarto disco personale e cosa ancora più importante, rappresenta la certezza di poterlo riascoltare presto nel suo tour promozionale. Nel frattempo è uscito anche il video della traccia “Footwork“, prima anche nella tracklist dell’album.

 

 

L’album verrà pubblicato sia con un formato in triplo-LP che in doppio-CD e in quest’ultima versione saranno presenti 6 tracce in più, dal titolo : “Welcome Back” – “Tympanic Warfare” – “…There Here” – “Life Spice” – “Thug Irony” e “I Enjoy Watching You.”

Tracklist
Footwork
Cypher Delight
Ah feat. Marcellus Pittman, Ideeyah & Duminie Deporres
Creepcake
Make No War
Drive
Fallen Funk
Be In Yo Self feat. Ideeyah & Duminie Deporres
Helmutlampshade

Insoliti personaggi beccati alla Boiler Room!

white

 

Una delle cose divertenti dei set alla Boiler Room, spesso anche più dei set stessi, è notare gli strambi personaggi presenti alle spalle dei Dj’s ed osservarne gli atteggiamenti. C’è quello che si scatena, quello eccessivamente composto, quello che scruta intorno per decifrare la situazione, insomma spesso ci sono facce davvero curiose. Ma ancora più curioso è immaginare la presenza di tizi che con la Boiler Room non centrano praticamente nulla, in questo simpatico fotoprogetto ne abbiamo immaginato alcuni!

Scoprite l’intruso!

brunetta

 

 

doc

 

gasp

 

gerry

 

gianni

 

lino

 

lotito

 

paolini

 

pippo

 

toto

Outdoor Festival 2014 – Le opportunità di cui Roma ha bisogno.

 

Outdoor Urban Art Festival 2014

25 ottobre – 22 novembre

Ex Dogana – San Lorenzo, Roma

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“Ma questo posto dove sta?”
“ Eh..m’hanno detto a scalo San lorenzo?”
“Ma dove? Ma che è la? Dove ce sta tutta quella gente?”
“Me sa de si..”

Entro.
La prima cosa che mi ha colpito è stato lo spazio. Nel senso che c’era spazio, tanto spazio, e ce ne era anche di più.
Corridoi lunghi dipinti intervallati da sale: grandi, dipinte, sedute fatte di scatole e cassette per la frutta ben incastrate tra loro a creare una comoda panchina per fermarsi a guardare, a riposare o a chiacchierare.
Dopo i primi passi non ero più in luogo a me familiare, respiravo un’aria nuova, stimolante, diversa.
Un museo in un Ex Dogana, che con il museo ha in comune solamente l’arte, ma la dimensione è più libera, non è vietato alzare la voce, ma nessuno la alza, non è vietato fumare all’interno, ma nessuno lo fa, non è vietato bere birra..ed infatti tutti bevono.
Percorro il primo corridoio.
Sono pupazzetti stilizzati sul muro, colorati che aprono la strada in una sala nella quale il lettering regna sovrano, tag coloratissimi illuminano lo spazio, e lì, un po’ nascosta la sala di Tnec e della geometria rossa, nera e bianca.
Altro corridoio.
Stavolta la sala è un’ istallazione, una ragnatela di fili rigidi che convergono in un punto e poi si aprono, un fuoco d’artificio immortalato nel momento della massima espansione.

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Vado avanti.
Lettere,sembra arabo o qualche lingua strana a me sconosciuta ma sono ovunque, sulle pareti laterali, sulle colonne portanti, sul soffitto (alto almeno 4 metri) e poi, al centro lo scivolo, le altalene, un piccolo parco giochi ma attorno non c’è il verde parco, ci sono i colori, leggo a terra JBROCK, Italia, penso: “C’è chi dice che ha copiato Retna”, a voi la scelta.
Mi prendo una birra (4 euri..ma il tappo è svitabile) e continuo il mio percorso seguo la musica, mi sembra Hip Hop ma sento anche un sassofono.
Altra sala, abbastanza spaziosa, mi si spiana davanti un rapper di colore francese che armonizza rime e sì! Avevo sentito bene! Lo accompagna un sassofonista che a metà concerto diventa un suonatore di flauto traverso, e le teste ondeggiano a ritmo rilassate.
Sono le due di notte, ma in realtà sono le tre, le persone attorno a me, un po’ alticce, ridono cercando di capire come sia possibile questa magia..è scattata l’ora legale mentre suonava cassa dritta, mentre si balla a musica non troppo alta, mentre nelle altre sale la pittura dorme e la musica si sveglia, mentre due ragazzi si baciano, mentre vado a prendermi un cocktail, mentre sono in una Ex Dogana che tra un mese sarà un supermercato, mentre mi domando perchè tutto ciò che è bello prima o poi vada distrutto, mentre qualcuno è ancora in fila, mentre mi chiedo se forse il concetto di street-art vada ampliato ad “indoor urban art” nel momento in cui si paga un ingresso (seppur minimo) per andarla a vedere, mentre finisco il cocktail e ricomincio a ballare..

 

Un progetto di :

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di Giulia Benassai

 

Ray Villafane, l’artista che traforma semplici zucche in opere d’arte!

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Ray Villafane è un ingegnoso artista americano che per ogni Halloween realizza incredibili opere con le classiche zucche! Con l’aiuto di particolari coltelli ed altri strumenti collezionati nel tempo, Ray riesce a trasformare semplici frutti in personaggi strambi e curiosi, perfettamente in tema con la notte dei morti viventi.

 

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Perchè la musica italiana sta mettendo in discussione l’amore?


Non esistono più gli artisti del cuore. Ormai la nostra fedeltà musicale è scandita da playlist miste, composte da generi, nomi, nazionalità assolutamente varie ed eterogenee. Tendenzialmente i nomi italiani son sempre pochissimi, per certe generazioni la musica italiana è un qualcosa che viene respinto quasi con sdegno. Lo è stato anche per me per un certo tempo. Anche perché le radio italiane si impegnano seriamente nel proporre, con una ridondanza maniacale, sempre le stesse canzoni, sempre gli stessi artisti, sempre il peggio dei peggiori artisti. Penso ad esempio che se 1/5 del tempo occupato da canzoni di Ligabue fosse dedicato agli artisti indipendenti, ogni aspirante musicista al mondo avrebbe assicurato almeno un passaggio radiofonico. In estate poi c’è per forza bisogno dei “tormentoni”, che nessuno ha mai chiesto, di cui nessuno ha bisogno, ma che ci vengono inculcati con forza quasi come lo sciroppo per la tosse. Giuro che se incontro chi ha inventato il concetto “tormentone” lo sequestro. Quest’estate però, in quel merdoso impasto di banalità che ero costretto ad ascoltare nel traffico ogni giorno, c’era qualcosa che stonava, c’era qualcosa che faceva sempre schifo, ma in modo diverso. Finché, in un caldo e trafficato pomeriggio di mezza estate capii che la nota stonata era Cesare Cremonini con la sua “Logico#1”. Cremonini ha sempre rappresentato il vuoto cosmico della musica italiana, il punto più alto di banalità e pochezza contenutistica, ma gli ho sempre riconosciuto una certa dimestichezza nella ricerca melodica, nell’includere quell’ indefinito “quid” che rende i suoi pezzi si brutti, ma non assolutamente inascoltabili come possono essere ad esempio quelli di Biagio Antonacci o i Modà. Quello che stonava nel caso del singolo “Logico#1”, rispetto al resto della musica d’estate all’italiana, era sia l’arrangiamento fortemente elettronico, da suoni quasi “electro” sia la scelta di un testo decisamente sovversivo per i canoni nostrani, un testo che mette in discussione il concetto di amore.
Cremonini scrive e canta :

Logico, sì è Logico
Non chiedersi come e perché
All you need is love
… And a lover
E’ solo musica e fibre nervose
Non succede quasi mai a due come noi
di Credere che sia possibile trovare
Un complice in questo disordine
Tracciare un’orbita nell’atmosfera
[..]
Stasera la logica non è sincera
Chissà se amare è una cosa vera
Chissà se amare è una cosa… vera

Chissà se amare è una cosa vera” è un concetto interessante. Cioè, lo è sempre stato, ma è interessante come in questo caso venga proposto da uno come Cremonini, che da anni ci snerva con amore, cuori, vespe e latin lover. E’ interessante supporre che l’amore non sia una cosa vera, perché effettivamente è un qualcosa che professiamo, che ricerchiamo per una vita intera, ma la cui esistenza non è assolutamente tangibile. Un po’come la religione, un qualcosa che professiamo, che ricerchiamo per una vita intera, ma la cui esistenza non è assolutamente tangibile. E’ non è questo ad essere importante, è ciò che la ricerca di tale tangibilità rappresenta nelle nostre vite a fare la differenza. Rappresentano due delle forze che ci tengono in movimento, siamo esseri volti alla ricerca, di amore, felicità, Dio, etc. Se così non fosse, se avessimo solo bisogno di accoppiarci o di vivere di esperienze temporanee, tutto sarebbe un semplice appagare i propri istinti e questo non ci differenzierebbe molto da animali e primati. Esser convinti invece che esista un sentimento tanto forte e completo, in grado di durare nel tempo e di unire felicemente due persone per sempre, è una meritevole ragione per cui vivere, per cui investire una vita nella ricerca. Quello che Cremonini sostiene è proprio che l’amore sia ormai ritenuto un qualcosa di “logico”, è scontato che chiunque abbia il proprio amore, che debba ricercalo, che senza non sia vita e che il tutto funzioni con una certa logicità. Se noi umani fossimo un progetto sociale, l’amore potrebbe essere inteso come un input vitale, un sistema d’attivazione, un concetto tanto essenziale da esser fautore di vita e di morte. Se fosse una scelta di marketing poi, sarebbe la cosa più geniale mai pensata. Anche qui, come la religione.
Proprio nei giorni in cui mi tornavano in mente questi pensieri, già abbondantemente affrontati in età adolescenziale dopo aver visto “Pensavo fosse amore invece era un calesse..” di M. Troisi, in un successivo, lento e trafficato giorno di settembre mi capita di ascoltare il nuovo pezzo dell’interessante progetto formato da Fabi-Silvestri-Gazzè dall’inequivocabile titolo “L’amore non esiste”. Siamo passati dal dubbio alla certezza. Il testo qui è ancora più esplicito, con tinte di ripensamento e speranza nel ritornello, ma a pieno supporto della tesi che vede l’amore come un’impostazione mentale default.

L’amore non esiste è un cliché di situazioni
tra due che non son buoni ad annusarsi come bestie
finché il muro di parole che hanno eretto
resterà ancora fra loro a rovinare tutto
L’amore non esiste è l’effetto prorompente
di dottrine moraliste sulle voglie della gente
è il più comodo rimedio alla paura
di non essere capaci a rimanere soli
L’amore non ha casa, non ha un’orbita terrestre
non risponde ai più banali meccanismi tra le forze,
è un assetto societario in conflitto d’interesse
l’amore non esiste…
Ma esistiamo io e te
e la nostra ribellione alla statistica
un’abbraccio per proteggerci dal vento
l’illusione di competere col tempo
Io non ho la religiosa accettazione della fine
potessimo trovare altri sinonimi del bene
l’amore non esiste, esistiamo io e te
L’amore se poi esiste è quest’idea di attaccamento
che ha l’uomo del mio tempo per le tante storie viste
non esiste fare i conti accontentarsi piano piano
di una vita mano nella mano
l’amore non esiste è un ingorgo della mente
di domande mal riposte e di risposte non convinte
vuoi tu prendere per sposo questa libera creatura
finché Dio l’avrà deciso o solamente finché dura?

L’amore non esiste è l’effetto prorompente di dottrine moraliste sulle voglie della gente è il più comodo rimedio alla paura di non essere capaci a rimanere soli”.. potrebbe in effetti anche essere cosi. Può in effetti essere inteso come struttura mentale pre-impostata. Nonostante i sentimenti siano dannatamente reali e tutto ciò che viviamo in conseguenza ad essi sia vita, quello che pare venga messo in discussione all’interno della patria della canzone “amore-centrica” è proprio la centralità di tale concetto nel rapporto tra due persone. Cresciamo con l’idea di dover trascorrere una vita insieme alla persona che si ama, quando magari si potrebbero amare infinite persone nel corso di una singola vita. Non è possibile sapere quale sia il modo migliore di relazionarsi a due, ma mi è sembrato curioso questo atteggiamento scettico, assunto nella patria dei cantori dell’amore per eccellenza. Certo, in tempi cosi aridi di positività mettere in discussione pure l’amore è l’ultima delle esigenze, o forse la prima, in questo nuovo Medioevo emozionale. Sarà un caso, oppure una mia semplice impressione, ma non vorrei che la musica italiana si intristisse. Abbiamo perso quasi tutto ciò che ci contraddistingueva nel mondo, ci stiamo facendo saccheggiare, ma soltanto perché ormai si sono totalmente frantumati i legami sociali tra tutti noi. Almeno l’amore lasciatecelo, anche se illusorio, anche se questo dà possibilità a cantori come Gigi D’Alessio o Albano di diventar celebri. Si rischia di tornar al malessere di Masini o all’esistenzialismo di Zero, per carità.

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