Ecco Oled, la Tv spessa 0,97 millimetri che puoi attaccare dove ti pare!

Lg ha presentato una nuova versione di un tv Oled da 55 pollici, spesso 0,97 millimetri e pesante 1,9 kg in grado di essere attaccata al muro con un magnete. Gli attuali tv Oled di Lg in commercio della stessa diagonale sono spessi 4,3 millimetri. Non è chiaro se il nuovo tipo di pannello sarà messo in commercio, almeno a breve, ma potrebbe essere il primo passo verso quei wallpaper casalinghi dalla grandissima diagonale (non a caso Lg sta per far debuttare in commercio un tv Oled da 99 pollici) che costituiscono nell’immaginario collettivo e cinematografico il futuro della tv.

La sigla Oled sta per Organic light emitting diode ovvero diodo organico a emissione di luce. Si tratta di una tecnologia che permette di realizzare schermi con la capacità di emettere luce propria. A differenza dei display a cristalli liquidi, gli schermi Oled non richiedono componenti aggiuntivi per essere illuminati (i display a cristalli liquidi vengono illuminati da una fonte di luce esterna lampade o led), ma producono luce propria; questo permette di realizzare display molto più sottili e addirittura pieghevoli e che richiedono minori quantità di energia per funzionare. Inoltre proprio il fatto che il pannello sia attivo garantisce una maggiore profondità del nero e quindi una più ampia scala cromatica. L’immagine finale è al momento quanto più vicino esista all’immagine cinematografica.

Collisions : l’utopia cibernetica divenuta realtà grazie al talento tutto Made in Italy.

Collisions è un utopia cibernetica divenuta realtà nel 2010 quando alla tecnologia interattiva per musica elettronica creata e performata da Leonello Tarabella (in origine sassofonista ma da tempo immerso nel mondo del gear in digitale attraverso la sua attività di ricerca sulla computer music presso il CNR di Pisa) si è affiancato il drumming vivo e pulsante di Alessandro Baris (un cv ricco di collaborazioni all’estero e in Italia, dagli statunitensi L’Altra e Pulseprogramming ai Berlinesi The Somnambulist, ai nostrani C’Mon Tigre, Comfort e Caboto).

Dopo l’uscita del Dvd omonimo nel 2012 ed i successivi live, il duo lavora su nuovo materiale raffinando ulteriormente l’equilibrio fra le sonorità elettroniche e quelle acustiche creando un paesaggio sonico e visionario in continua mutazione, in un viaggio che parla al cuore e alla mente.

Inizia nel frattempo anche la collaborazione con la vj e designer berlinese Moodif autrice dei visuals che dal vivo interagiscono attivamente con la tecnologia digitale di Tarabella; con questa nuova veste grafica Collisions partecipa al roBOt festival di Bologna edizione 2014.

La ripresa video della musica di Collisions, fin qui adottata come mezzo di pubblicazione principale, è legata all’esigenza di mostrare allo spettatore il valore aggiunto della tecnologia interattiva utilizzata da Tarabella che consiste in due sistemi di riconoscimento gestuale proprietari: il “Palm Driver” è una piattaforma a raggi infrarossi che rileva la distanza delle varie parti del palmo della mano per estrarre informazioni relative alla loro altezza e rotazione nello spazio, mentre “Handel” è basato sul movimento delle mani catturato da una telecamera all’interno di un area illuminata. Entrambi i sistemi non prevedono quindi il contatto fisico con lo strumento ma appunto rilevano ed elaborano in tempo reale la gestualità delle mani che trasmessa al software di sintesi ed elaborazione del suono, anch’esso proprietario, viene digitalizzata dando espressione a timbro, effetti, melodia e ritmo.

Nell’ ambito quindi dell’esigenza di video registrare la fisicità performativa di Collisions nasce nel 2014 l’idea del cortometraggio musicale “Masses and Sea Motions” realizzato con il regista Davide Abate e la produttrice Francesca Holsenn. Girato nella suggestiva e surreale location del Teatro del Silenzio in Toscana, “Masses and Sea Motions” è una performance live di due nuovi brani successivamente pubblicati in digitale dall’etichetta belga Off label. Dal tramonto al crepuscolo, la musica si diffonde nello scenario naturale attraverso il solido e raffinato groove di Baris che sorregge lo sciame elettronico e le melodie suonati da Tarabella in un crescendo evocativo nel quale ci si immerge progressivamente fino come a ritrovarsi sotto la superficie del mare a contemplarne le meraviglie. Un video reso ancor più coinvolgente ed emozionante da un sapiente montaggio nel quale spicca “l’occhio” di una videocamera su drone che porta con sé tutta la profondità e la magia di questo viaggio con una produzione che non si è forse mai vista in Italia e che trae ispirazione dal monumentale Koyaanisqasti di Godfrey Reggio, il live a Pompei dei Pink Floyd ed il più recente Fovever Still dei Beach House.

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I festival più belli e sconosciuti d’Europa nelle loro incredibili location!

da : La Repubblica 180059923-7a462f8a-80c7-421e-8a4e-ec4248d2e26c Il Guardian ha stilato una classifica di dieci festival europei tra i meno conosciuti. Si distinguono dai classici festival perché si svolgono in luoghi originali, mescolando alla musica tutto il fascino della natura o di siti abbandonati.

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Bulgaria: Meadows in the Mountains 

L’atmosfera è quella di un campeggio in montagna. Il festival si svolge in mezzo ai boschi dei Monti Rodopi a Smolyan, in Bulgaria. La mattina ci si sveglia avvolti dalla nebbia che scende lungo il paesaggio. L’edizione 2015 del festival va dal 12 al 15 giugno e tra gli artisti che parteciperanno, Al Dobson Jr, Binh, Jane Fitz, Kele Le Roc, Mo Kolours, Mop Mop feat Wayne Show, Quantic, The turbans, Wyles & Simpson.

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Polonia: Festival Tauron Nowa Muzyka

Il festival si svolge in un’antica miniera di carbone attiva dal 1823 al 1999 nel centro di Katowice, in Polonia. Arrivato alla sua decima edizione, l’evento inizia il 20 agosto e per tre giorni ci si può divertire ascoltando musica d’avanguradia, dal rap al neo-soul, dalla techno alla musica sinfonica polacca. Sarà organizzato anche un tour esplorativo del luogo abbandonato.

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Montenegro: Southern Soul Festival

Un festival chill-out con musica elettronica, dj, compositori digitali e artisti tra i più innovativi sulla spiaggia di Copacabana, sulla costa mediterranea del Montenegro. Giunto alla sua terza edizione, prenderà il via dal 25 giugno fino al 28.

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Italia: Mandrea Music Festival

Il festival si svolge a Mandrea, piccola località sulle colline in Trentino, a pochi chilometri dal Lago di Garda. L’evento, giunto alla sua quarta edizione, si svolgerà dal 30 luglio al 2 agosto. Quest’anno sono presenti due grandi artisti internazionali, Max Romeo e Mad Professor. Musica reggae, folk, hip hop, elettronica e blues, quindi, da ascoltare in un luogo rilassante a stretto contatto con la natura, dove si può trovare la pace.

180100438-15d47bac-faf3-46c2-8344-9b92768af45eNorvegia: Træna Festival

Aumentare la popolazione di uno dei comuni più piccoli della Norvegia del nord, composta da soli 500 abitanti. E’ questo l’obiettivo del festival che si svolge sull’isola di Træna, a 33 miglia nautiche dalla costa di Helgeland, dal 9 all’11 luglio. I visitatori arrivano in nave per assistere alla manifestazione, dove musica norvegese si intreccia a ritmi melodica electro-pop. E’ uno dei luoghi più selvaggi d’Europa.

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Germania: MS Dockville

Un festival all’insegna della fusione tra musica elettronica e arte contemporanea. L’edizione 2015 si svolge dal 21 al 23 agosto sull’isola fluviale di Wilhelmsburg di Amburgo, in Germania. Il luogo de festival è arricchito da impianti colorati e opere d’arte.

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Slovenia: Flow Festival

E’ uno dei più importanti festival di Helsinki (Finlandia). E per la prima volta quest’anno il Flow Festival si trasferisce a Ljubljana, in Slovenia. Dal 26 al 28 giugno, la splendida cittadina slovena offre un cartellone è di tutto rispetto, con nomi del calibro di Róisín Murphy, Metronomy, Pet Shop Boys, Run The Jewels, Caribou, José González, Derrick May, Âme, Dixon, Bonobo, DJ Koze e Recondite. Un festival che oltre a intrattenere, vuole promuovere la cultura della regione.

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Svezia: Into the Valley

E’ una ex cava calcarea, il luogo usato per Into the Valley, il festival che si svolge in Svezia il 31 luglio e il 1 agosto. Un ambiente naturale che si riempie di luci create artificialmente che accompagnano musica elettronica. A disposizione dei partecipanti camion bar e installazioni aristiche

“Real Blues”, il nuovo singolo di St. Germain!

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Il nuovo album di St. Germain uscirà il 9 Ottobre, la data è confermata.

A 15 anni dal suo ultimo album “The Tourist”, Ludovic Navarre torna con un nuovo lavoro che dovrebbe aver risentito delle sonorità tribali/africane di tutti gli artisti con cui ha collaborato negli ultimi e per cui lo stesso Navarre ha ammesso una forte attrazione. In effetti, già nel singolo uscito oggi “Real Blues”, il mood è proprio quello lì, con la ritmata e soffice presenza di strumenti come la kora, il balafon e il n’goni, non lasciarsi trasportare dal ritmo è antropologicamente impossibile.

Ciao Ciao Grooveshark!

Il panorama dello streaming musicale nei giorni scorsi ha perso uno dei suoi principali protagonisti: Grooveshark. Il servizio, dopo circa un decennio di attività, ha chiuso i battenti. A comunicarlo è una lettera aperta comparsa sulla homepage della piattaforma, firmata dal team intero. A partire dal 30 aprile, dunque, il catalogo di brani e album non è più accessibile agli utenti.

Il comunicato merita di essere riportato integralmente, poiché a differenza di quanto solitamente avviene in queste occasioni, il team di Grooveshark ha scelto di non nascondersi dietro a frasi generiche o di circostanza: c’è una vera e propria ammissione di colpa e assunzione di responsabilità. Un comportamento che purtroppo rappresenta un’eccezione, certamente da apprezzare. I vertici del servizio parlano degli errori commessi senza usare giri di parole, soprattutto per quanto riguarda le licenze necessarie alla trasmissione delle canzoni.

“Cari fan musicali, oggi chiudiamo Grooveshark. Abbiamo iniziato quasi dieci anni fa con l’obiettivo di aiutare le persone a trovare e scoprire nuova musica. Nonostante le nostre migliori intenzioni, abbiamo commesso alcuni gravi errori. Abbiamo fallito nell’assicurarci le licenze da chi detiene i diritti d’autore per gran parte della musica presente sul servizio. È stato un errore. Ce ne scusiamo. Senza riserve.”

La chiusura di Grooveshark è stabilita nell’accordo che il team ha raggiunto con i big dell’industria discografica. Seguiranno anche la cessione del sito Web e delle altre proprietà intellettuali fino ad oggi appartenenti al gruppo.

“Come parte dell’accordo con le major discografiche abbiamo deciso di chiudere il servizio immediatamente, eliminando tutti i contenuti protetti da diritto d’autore e cedendo il possesso di questo sito, delle nostre applicazioni mobile e delle proprietà intellettuali, inclusi i brevetti e il copyright.”

Non potendo più offrire il proprio servizio agli utenti, Grooveshark consiglia alcune valide alternative per ascoltare musica in streaming.

“All’epoca del nostro lancio, pochi servizi musicali mettevano a disposizione l’esperienza che volevamo offrire e che pensiamo meritiate. Fortunatamente non è più così. Oggi ci sono centinaia di piattaforme semplici da utilizzare ed economiche tra le quali scegliere, come Spotify, Deezer, Google Play, Beats Music, Rhapsody e Rdio solo per citarne alcune. Se amate la musica e rispettate gli artisti, gli autori e chi la rende possibile, utilizzate un servizio con tutte le licenze in regola, che fornisce compensi sia ai musicisti che a chi detiene i diritti.”

Il messaggio si conclude con un ringraziamento e un saluto. L’avventura di Grooveshark finisce qui, ma il servizio sarà a lungo ricordato come uno dei primi capaci di integrare funzionalità come la gestione avanzata delle playlist e alcune componenti social nell’ascolto in streaming.

“È stato un privilegio conoscere molti di voi e ascoltare musica insieme. Grazie per essere stati fan tanto appassionati.”

L’incredibile arte di David LaChapelle, in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma

Il mondo onirico e pop di David LaChapelle, in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma

Si intitola “David LaChapelle, After the Deluge” la retrospettiva dedicata al grande fotografo e artista americano che si inaugura il 30 aprile a Palazzo delle Esposizioni a Roma. La mostra, costituita da 150 opere – alcune immense, sette metri x due, alcune stranote, altre totalmente inedite, altre ancora esibite per la prima volta in un museo – permetteranno al pubblico di ritrovare il David LaChapelle più conosciuto, il più barocco, il più pop, il più bizzarro, onirico, caleidoscopico, il più vinilico ed estremo nella saturazione dei colori e nella visionarietà delle composizioni.

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L’importanza del fare lavori di merda.


Sono uno cresciuto al Sud.
E al Sud, per cultura e soprattutto necessità, la ricerca del lavoro inizia davvero molto presto. A 16 anni, quando ancora andavo a scuola, avevo due lavori : lavoravo il pomeriggio nel bar di famiglia e nei week-end in diversi ristoranti della zona come cameriere. Non erano prettamente ragioni economiche a spingermi verso quegli impegni, era automatico impegnarsi in attività in qualche modo remunerative appena avevi i mezzi necessari per rappresentare una forza lavoro. Dai 16 ad oggi ho fatto una miriade di lavori di merda, senza alcun collegamento logico o attitudinale tra loro, ma tutti diciamo quantomeno formativi. Ne elencherò solo i migliori.

Il Cartellista al Bingo

Se ai tempi di Dante Alighieri fossero esistite le sale da Bingo, uno dei gironi infernali ne avrebbe avuto le stesse sembianze. Scafati, ingrigita e puzzolente paesello della provincia salernitana, c’è una sala Bingo e tanta gente che non ha nulla da perdere e che sogna la svolta mediante un pigro tocco di pennarello o un casuale susseguirsi di palline giuste. Ci sono quelli che estraggono le palline, ci sono quelli che portano vivande, ci sono quelli che fanno sicurezza e ci sono quelli che vendono le cartelle con i numeri. Io ero uno che vendeva le cartelle con i numeri. Gli orari dei turni erano disumani : dalle 17:00 alle 06:00. Il tempo di tornare a casa allucinato e con mille numeri in testa, dormire malissimo in orari in cui tutti gli altri vivono e producono tutti i rumori del vivere , svegliarsi senza fame e tornare all’inferno. Per i fortunati che non conoscono l’ambientino, l’intento è vendere più cartelle possibile nel giro di una serata, quindi fare più partite possibili. La sala aveva un totale di 30 tavoli, ogni tavolo aveva 6 persone, un totale di 180 persone divise per 6 cartellisti a turno. Dunque ognuno di noi aveva 30 persone a cui vendere cartelle in 5 minuti, ovvero l’intervallo tra un’estrazione e l’altra. Ogni persona comprava una media di 3-4 cartelle, quindi immaginate una media di 120 cartelle vendute a partita. Ora vendere una cartella in quel posto lì è una cosa complicatissima ed assumeva sfaccettature morbosamente inquietanti, che rendevano quel lavoro rischioso come pochi. La clientela si divideva su per giù in queste categorie : vecchie rincoglionite già prive di anima e dal dialetto incomprensibile, uomini allo sbando con addosso i segni di tutte le dipendenze del mondo, giovanotti di provincia allo sbando con addosso i segni di tutte le dipendenze del mondo, invalidi accompagnati da falsi invalidi e, soprattutto, quelli che venivano con la chiromante. Si perché il gioco è strettamente legato alla scaramanzia e a leggi della numerologia distanti anni luce da quelle che poi realmente regolano i giochi come questo. All’interno di questo mondo accadono cose come licenziamenti di colleghi ritenuti “iettatori” dal pubblico (come le accuse di stregoneria al Medioevo), liti furibonde e minacce ai cartellisti che avevano distribuito le cartelle in un ordine tale da aver favorito uno piuttosto che un altro, l’assenza del tavolo #17, il divieto di augurare anche solo “buona serata!”ed infine l’incredibile usanza di portarsi una chiromante in grado di prevedere le estrazioni (in cambio di una percentuale sulle improbabili vittorie). Con gente e dinamiche del genere avevi matematicamente 6 secondi per persona, questo tipo di persone, in 6 secondi dovevi accontentare tutte le loro monomanie ed essere dannatamente preciso con i soldi ed il resto, perché tutto ciò che mancava a fine serata dovevi rimettercelo tu. Potete immaginare le quantità di stress?Ho retto tre mesi, meglio uscirne da volontario che da iettatore. Sono riuscito a metter da parte un po’ di soldi perlomeno, almeno la paga era buona, ma per molto tempo mi è capitato di svegliarmi nel cuore della notte urlando : “27! Due-sette.”

Il Venditore di Kirby

Ancora mi chiedo come ho fatto. E mi chiedo pure come sia possibile che ci sia gente che ancora riesce a farlo. Posto che io sono la persona meno adatta al mondo al vendere cose, sono timido, riservato, leale in dosi controproducenti, non amo i soldi e già di mio compro poco, riuscire a vendere quell’aggeggio era davvero un’impresa da Dio. Il Kirby è in pratica un’ aspirapolvere multifunzione, la Mecca di ogni casalinga estremista, di tutte quelle donne che portano avanti con la vita la lotta al pulviscolo atmosferico ed allo sporco ostinato, dava effettivamente l’illusione di poter avere il totale controllo dell’igiene casalinga ma aveva costi stellari. Ai miei tempi costava intorno ai 3.000 €, cifra impegnativa per una scopa elettrica, ed infatti il giorno del colloquio molti dipendenti mi avevano confidato che non se ne vendeva nemmeno uno.
Il primo giorno avevo appuntamento alle 8.00 all’ufficio centrale per il meeting mattutino, mi dissero di vestirmi con giacca e camicia, la cravatta me l’avrebbero data loro. Quello che trovai alle 8.00 di mattina in quell’ufficio centrale fu scioccante. Immaginate una sala riunioni con arredamenti reciclati di bassa qualità, musica a tutto volume, gente immotivatamente gasata, un clima di festa e trenini che per qualche attimo mi crearono il dubbio di aver sbagliato posto ed esser finito ad un after di scambisti. Sarà che per me al mattino non esiste alcuna ragione plausibile per esser di buon umore, ma quella situazione era decisamente losca. All’ingresso una donna travestita da donna più giovane, come fossi appena atterrato ad Honolulu, mi porge in dono questa cravatta stile Paolo Limiti 93’ con enormi smile di varie dimensioni.

Non sapevo cosa fare, nessuno mi aveva spiegato in cosa consistesse il lavoro, non conoscevo nessuno e mi trovavo in questa sala con in mano la smile-cravatta e tutti che ballavano Don’t Stop Me Now dei Queen. Accennando timidi movimenti con la spalla cercavo di integrarmi scambiando sguardi e sorrisi d’approvazione con tutti gli invasati che incrociavo, fortunatamente conoscevo la canzone, ma non avevo alcuna direzione né indicazioni precise. Ad un tratto sul palco – si, c’era anche un palco- spunta questo tizio che, con aria da venerabile maestro, fa partire il più patetico e sgrammatico discorso motivazionale mai sentito. E tutti gridavano, tutti ballavano, erano tutti felici anche se non vendevano un cazzo. Terminato il meeting , mi si avvicinò nuovamente la donna travestita da donna più giovane, aveva un’espressione radicalmente opposta a quella di poche ore prima, io volevo scappare. In assoluto silenzio mi diede questa lista con nomi ed indirizzi, una parte da imparare a memoria ed il box con il mio primo Kirby,lo lasciò cadere a terra con l’aria di chi voleva in realtà esclamare : “Mo so cazzi tuoi”. Gli appuntamenti, estorti chissà come e chissà da quale scagnozzo, erano organizzati più o meno cosi :

Signora Scognamiglio – ore 13.00 – Napoli
Signora Rosa – ore 13:30 – Sorrento
Signora Mario – ore 13: 45 – Napoli

Ora, Napoli – Sorrento sono tipo 70 km, 1 ora e un quarto a tavoletta, senza contare che allora non esistevano smartphones o app di mappe ed io avevo una Peugeot 106 del 98’. Non c’era alcuna logica, ma l’unica possibilità che avevi per guadagnare qualcosa e dare senso all’insensato era cercare di fare più appuntamenti possibile e sperare nella legge dei grandi numeri. Questa povera gente che però accettava gli appuntamenti per sfinimento, dava sempre appuntamento intorno l’ora di pranzo e quindi le scene che mi si presentavano erano sempre le seguenti : entravo in queste case di gente che non aveva nemmeno le mattonelle sulle pareti, mentre loro pranzavano io mi lanciavo nell’infinita spiegazione delle mille funzionalità di quel fottuto Kirby,tutti seguivano il telegiornale, minimi storici d’attenzione, tra i dialettali sfottò dei coglioni di turno fino al solito “ti facciamo sapere” che precedeva la pacca sulla spalla con cui finalmente mi guadagnavo l’uscita. Dopo innumerevoli appuntamenti da fotoromanzo, decisi che mi sarei ritirato solo dopo aver avuto la soddisfazione di venderne almeno uno. Per ogni Kirby venduto la parcella del venditore era di 800€. Riuscii a venderlo ad una signora in pensione di Sarno e cosi subito mi fiondai nella sede centrale per riscuotere la mia parte e urlare addio. Dopo qualche tempo si diffuse la notizia che si trattava di una truffa colossale, i contratti erano legalmente truffaldini e sul web potevi comprare lo stesso prodotto ad ¼ del prezzo da noi proposto. Sono stati accusati di circonvenzione di incapace, per tutte le vecchiette ed i dipendenti ingannati ed il guru del palco è stato arrestato. Mi chiedo solo che fine abbiano fatto tutte le smile-cravatte.

L’uomo che usciva la gente

Una mia amica lavorava al guardaroba di una discoteca “posh” di Sorrento – classico ambientino dove senza camicia o strass non sei nessuno – ed una sera mi dice che stavano cercando personale per la sicurezza.
– “Claudia ma mi hai visto? Peso 30 kg e non incuto timore nemmeno agli insetti, ti pare il caso?
– “ Tranquillo non è quel tipo di sicurezza, si tratta di porte.”
In pratica in questo locale abbastanza piccolo non era possibile fumare ed avevano creato uno spazio esterno per i fumatori. Poiché questa smoking-area era grande quanto una tinozza, bisognava centellinare le persone che vi accedevano; inoltre poiché la zona confinava con alcune case, era necessario che qualcuno si occupasse di tenere chiuse le porte che collegavano interno ed esterno per non far uscire la musica del locale.

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Quel qualcuno ero io. Avevo quindi il compito di stare tra queste due porte e gestire il flusso in entrata ed uscita dei fumatori nella maniera più sincronizzata possibile per evitare la dispersione di rumori molesti. La cosa si rivelò immediatamente ardua ed oltretutto mi sentivo l’uomo più triste del mondo. Ero costretto a stare chiuso in questa zona cuscinetto tra fumo passivo e musica insonorizzata, la gente mi odiava, sembravo uno stronzo in un acquario, come poteva un solo uomo fermare le dipendenze di 500 persone ubriache? La prima sera, dopo due ore, finii in due risse, una delle due porte andò in frantumi, alcune ragazze vomitarono nella zona cuscinetto, una ci si addormentò, da alcune finestre delle abitazioni iniziarono a cadere secchiate d’acqua e fui licenziato a serata ancora in corso. Quella sera tornai a casa con una sola scarpa.

La morale è che fare lavori di merda risulta quantomeno essenziale ai fini dell’evoluzione individuale e dell’empatia sociale. E’ utile a sviluppare quel senso di comprensione delle dinamiche e delle problematiche altrui. Siamo abituati a pensare che nessuno faccia bene il proprio lavoro, che ci siano solo ladri e fannulloni, ma non è cosi. Bisogna avere rispetto per tutte le professioni ed averne comprensione, di certo aiuterebbe a risollevare lo status dei legami sociali, decisamente frammentati dai milioni di giudizi gratuiti che ogni giorno esprimiamo. Oggi, fortunatamente, ho lavoro di tutto rispetto, per cui il detto “dalle stalle alle stelle” calzerebbe a pennello, ma sono certo che, se non avessi acquisito molte capacità durante quei periodi di buio, non sarei riuscito ad essere all’altezza della mia professione attuale. Dunque in questo periodo in cui l’argomento lavoro è sempre qualcosa di amaro, un atteggiamento positivo ed empatico non può fare altro che renderci persone migliori, magari con le pezze al deretano, ma con un’anima nobilissima.

di Vincenzo Miele

Manu Chao torna in Italia, il 20 Giugno grande festa al Parco di Monza

da La Repubblica

Eccolo di nuovo, Manu Chao: l’inarrestabile vessillifero dell’antagonismo, signore della patchanka, si esibirà in concerto sabato 20 giugno al Parco di Monza, all’interno dell’autodromo nazionale. Prezzo decisamente calmierato, se non proprio “politico”, per il tagliando d’ingresso dello spettacolo, che prevede numerosi ospiti: costerà 10 euro (più diritto di prevendita) se acquistato prima del 12 maggio e 15 euro (più prevendita) a partire da quella data. I biglietti si trovano nei circuiti autorizzati: Ticketone, Bookinshow e Mailticket. Sarà anche disponibile a tariffe speciali il camping dell’Autodromo situato nei pressi dell’area del concerto.

All’appuntamento di Monza Manu Chao si presenterà con una formazione a organico ridotto rispetto al passato, ma largamente affidabile: con lui ci saranno infatti il bassista Jean Michel Gambeat, il chitarrista Madjid Fahem e alla batteria il fido Philippe Teboul, con lui da una vita, sin dai tempi della Mano Negra. L’autore di Clandestino è reduce dalla “missione” in Colombia affrontata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla salvaguardia della foresta Amazzonica. In difesa del “polmone” del pianeta, Manu Chao si è messo in moto con il Colectivo Jaguar e i Doctor Krapula esibendosi a Barranquilla, Leticia, in Amazzonia – dove il concerto è stato ripreso per un documentario curato dal regista colombo-tedesco Christian Schmid Rincon per Fundacion Terra Nova, l’associazione che ha lanciato il progetto Ama-Zonas- Medellin e Bogotà. Poi ha dato vita a Buenos Aires alla mostra “M.A.N.W.O.Z.” realizzata con il disegnatore e caricaturista polacco Jacek Wozniak, già al suo fianco per il progetto Sibérie M’Etait Contée, e ora torna a calcare i palchi europei, partendo dalla Germania.

Roma: arriva “Scooterino”, l’app per condividere le due ruote!

La startup Scooterino lancia il servizio a Roma: l’autista carica il passeggero e fornisce anche il casco. I drivers sono tutti a norma con assicurazione e devono superare una fase di test da parte della compagnia. Diventare autista significa anche ottenere il rimborso per le spese. In una città, come Roma, dove usare lo scooter può diventare determinante. Si prenota con una app sul telefono (IOS e Android), e il sistema “incrocia” le direzioni di autista e passeggero. Tra i requisiti ci sono 21 anni di età, patente valida, assicurazione in regola e scooter omologato per due persone e in buone condizioni. Il passeggero può condividere in tempo reale il tragitto e il nome dello scooterista con gli amici, sempre attraverso l’app.

Sequestrato il Circolo degli Artisti per “Occupazione abusiva del locale”.

Dopo il Rising Love ed il Rialto, Roma perde un altro storico pezzo della movida romana.:  Circolo degli artisti. I vigili urbani del I gruppo e i carabinieri hanno posto i sigilli al locale di via Casilina Vecchia in esecuzione di un decreto emesso dal gip di Roma su richiesta del pm Alberto Galanti. Per gli indagati, tra i quali anche il gestore Romano Cruciani, l’accusa principale è quella di aver occupato irregolarmente la struttura.

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Non solo. Tra le contestazioni mosse ai quattro indagati, oltre all’occupazione abusiva del locale, ci sono anche trasformazione urbanistica fatta senza autorizzazione e interramento illecito di rifiuti, tra cui anche amianto.

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