Carl Cox presents “Music is Revolution ” – Official Line-up!

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Earlier this year, one of Ibiza’s biggest nights got even bigger as CarlCox and Safehouse Management announced  MusicIsRevolutionat Space, Ibiza, with a host of new changes including two additional nights for summer 2014.

As one of the busiest, most talked about, and successful parties in Ibiza, Carl’s nights at Space are synonymous with world-class DJ talent and, by the look of the first 4 weeks line-ups, continues to remain at the forefront. Joining Carl from 24th June – 15th July across Space’s Discoteca and Covered Terrace will be: Adam Beyer, Danny Tenaglia, Dyed Soundorom, Just Be (Bushwacka!), France’s legendary Laurent Garnier for his ONLY Ibiza show all season, Oliver Moon, Pan-Pot, Tania Vulcano, Uner, Umek and Yousef. And brand new this year, playing alongside Carl for the first time will be Fritz Kalkbrenner, Mano Le Tough, Rudimental (DJ set) and US house hero Todd Terry.

CARLCOX

LONGEST EVER SEASON @ SPACE (Ibiza)

14NIGHTS

MUSICISREVOLUTION 

EVERYTUES DAY FROM 24th JUNE UNTIL 23rd SEPTEMBER 2014

WEEKS14 LINE-UP NOW CONFIRME

24th JUNE :

CarlCox (10hourset), Danny Tenaglia, Uner

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01  July :

CarlCox

Dyed Soundorom

Tania Vulcano

Laurent Garnier (IbizaExclusive)

Yousef

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08th July:

Carl Cox

Adam Beyer

Umek

Fritz Kalkbrenner

JustBe(Bushwacka!)

OliverMoon

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16th July :

Carl Cox

Pan-Pot

Mano Le Tough

Todd Terry

Rudimental (DJ Set)

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Space-ibiza

More announcements will take place throughout the season – so, please watch this space for more details.

Tickets are available now direct from http://www.carlcoxtickets.com

www.carlcoxatspace.com

www.carlcox.com

 

 

 

 

 

 

 

 

Aiutiamo Katy Perry ad uscire dal tunnel dell’esoterismo.

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Devo essere sincero, appena ho intravisto il video di “Dark Horse”, ultimo singolo di Katy Perry, ho subito pensato: “Arieccola”. Non tanto perché trovo chiaramente insopportabile la sua musica, ma più per come ultimamente stanno impacchettando il suo prodotto artistico. Questo perpetuato abuso di simboli ed immagini di richiamo esoterico è davvero incomprensibile e pure un po’ demodè. Senza voler minimamente toccare la questione “Illuminati”, che esistano oppure no, resta il fatto che la Perry ne condivide, a quanto pare, almeno la simbologia ed è un fatto che l’esoterismo non dovrebbe avere nulla a che fare con un video di musica pop, fosse “Black Metal” troverei pure un associazione appena soddisfacente, ma il pop no. Non si tratta nemmeno di associazioni forzate, non è che mostra casualmente tre “6” di fila o lo scudetto del Manchester United e penso al diavolo, no, l’abuso tratta simboli propri della massoneria mondiale come ad esempio “l’occhio di Horus” o la “Squadra e Compasso”. In effetti, se le teorie complottiste avessero ragione, Katy sarebbe un tipo di strumento perfetto: è una pop star di livello planetario, le sue canzoni e video catturano l’attenzione degli adolescenti e pre-adolescenti, mentre il suo sex-appeal fa sognare la folla più adulta, sarebbe il canale perfetto usato dall’élite per far la propria propaganda, qualunque essa sia..Se non conoscete i precedenti showcase esoterici della Perry, sul web girano parecchi video ed articoli pieni di immagini e tesi compromettenti, noi ci limitiamo ad analizzare l’ultimo video:

Katy Perry – “Dark Horse”.

Il video, molto spensierato e pieno di colori, è ambientato (senza alcuna ragione evidente) nell’antico Egitto. La Perry, che nel video diventa Katy- Patra [?], dovrebbe rappresentare la “Cleopatra de noi artri”, ponendosi in una posizione di comando verso i suoi sudditi (bellimbusti acchittati con stile casuale/bastano i muscoli in evidenza). Interpreta insomma il ruolo di una cattiva, avida, egoista, dispotica prima-unica-donna che distrugge gli uomini per sua personale soddisfazione, ruolo che ultimamente anche altre star del pop (vedi ultimi video di Madonna o J.Lo) stanno cercando di ricoprire con immotivata aggressività. Lo stesso video a sessi inversi sarebbe impossibile da realizzare. Ad ogni modo ecco alcuni particolari estratti da “Dark Horse”:

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 (occhio di Horus a “go go”)

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 (coprendosene uno per avere lo stesso effetto)

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In questa scena, Katy-Patra è nuda e circondata da divinità egizie, sopratutto, è considerata da Anubis, il dio della morte dalla testa di sciacallo (ma il pop?). Dietro di lei il dio dalla testa di falco, Horus, indossa catene d’oro ,rappresentato anche in questo caso con un solo occhio. Ancora più importante, Katy-Patra è circondata da un serpente d’oro, che probabilmente si riferisce al malefico dio egizio Apep, è un dio malvagio dell’antica religione egizia raffigurato come un serpente e un drago. E’ la deificazione dell’oscurità e caos. E’ nemico della luce, l’ordine e la verità (Ma’at). (.. ed il pop?).

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Curiosi personaggi arrivano da tutto il mondo per chiederla in sposa, offrendo doni come diamanti giganti o stelle a 5 punte, ma la regina sceglie tra tutti il tizio con l’occhio di Horus al collo (aridaje) che le regala una cosuccia che si può trovare in tutti gli empori urbani, una gigantesca piramide d’orata che nasconde, sotto uno spesso strato d’oro, una struttura illuminata con la punta che di poco staccata ricorda ancora una volta questo maledetto occhio di Horus.

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Totalmente invasata ed entusiasta, la Katy-Patra inizia a volteggiare tra flussi magici che le fanno spuntare pure ali, per farla assomigliare così alla dea Isid, una delle figure più importanti delle società segrete occulte, lei che rappresenta la chiave dei Misteri.

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Il video si conclude con Katy-Patra che diventa un faraone super-Illuminato, tutti si inchinano davanti a lei … e il corteggiatore si trasforma in un chihuahua. La morale del video? Ci penso ancora un po’ e forse ci arriverò.

Intanto se siete riusciti ad arrivare alla fine dell’articolo, qui c’è anche un video in cui la Perry sostiene di aver venduto l’anima al diavolo in cambio del successo.

La musica elettronica ed il mondo del clubbing su Yahoo Answers!

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Qualunque periodo tu stia passando, qualunque umore tu stia vivendo sappi che Yahoo Answers è il posto migliore per capovolgere uno stato d’animo. E’ sempre stata una delle piazze forse più “democratiche” (nella sua giusta interpretazione del termine) della rete, con l’enorme quantità di domande e risposte più assurde, comuni e spontanee dal mondo del web. E’ l’unico sito (subito dopo segue il mitico Salvatore Aranzulla e le sue risoluzioni ai problemi quotidiani con Windows) dove puoi trovare la domanda, posta da chissà quale utente, esattamente così come l’avevi pensata, con lo stesso ordine di parole Non vale lo stesso per le risposte che, anche se di norma riflettono la legge “a domanda stupida va risposta stupida”, non sempre risultano soddisfacenti. Il sesso ovviamente è l’argomento cardine, su cui si possono trovare chicche uniche e casi umani da lasciar basiti, tant’è che un altro modo per sbellicarsi è cercare le numerose classifiche delle peggiori domande&risposte possibili su Yahoo Answers. Qui invece abbiamo elencato alcuni dei quesiti più improbabili sulla musica elettronica ed il mondo del clubbing in generale, un’iniziativa che oltre a strappare qualche sorriso ci aiuta a distinguere meglio gli strati di ignoranza e disinformazione che ancora avvolgono questa cultura musicale.

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Ciao Claudio! addio al padre dei visionari.

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È scomparso a 42 anni Claudio Sinatti, uno dei più grandi interpreti della videoarte italiana, pioniere del video mapping a livello internazionale e maestro della pratica dei live media. Se ne va l’amato autore di una stagione sperimentale intensa e irripetibile. Chi lo ha conosciuto, anche solo per poche ore non potrà non accogliere con profonda tristezza la morte di un uomo e di un autore a dir poco unico. Una carriera singolare e personalissima la sua, che l’artista ha costruito lavorando su molteplici livelli che investivano i campi più disparati, applicando a ogni modalità espressiva e formato quel qualcosa di speciale che trasformava ogni progetto, su ogni scala, in ogni contesto, in un’esperienza unica.

Claudio Sinatti se n’è andato troppo presto, ma ci ha regalato attraverso l’enorme lavoro interi giacimenti d’idee e di insegnamenti che tratteggiano il ritratto di un uomo libero, sorridente e insostituibile. Ha dato a vecchie e nuove generazioni l’opportunità di conoscere un mondo fatto di visioni ed esperienze prima di tutto sensoriali, ha reso complete opere d’arti che senza le sue doti evocative sarebbero rimaste sempre e comunque parzialmente inespresse. Ma se fosse qui, davanti alla nostra commozione e nostalgia, riuscirebbe a farci sentire inopportuni con quel suo sorriso asimettrico, perché quelli come lui non vanno via, il suo modo di creare espansioni di coscienza resterà con noi ogni volta che ci accorgeremo di osservare la realtàcon prospettive infinite.

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Ciao Claudio!

HENRIK SCHWARZ – HOUSE MASTER

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 Uno dei pochi produttori di musica elettronica che veramente va oltre quei limiti che arginano invece molti dei suoi colleghi, è Henrik Schwarz. Nato e cresciuto nel sud della Germania si trasferisce a Berlino dopo gli studi nel 1999 per lavorare come graphic designer, ma poi invece, i primi passi nella musica, prima con l’hip hop, il jazz, e la Detroit Techno poi, lo portano a interessarsi alla computer music production, e all’utilizzo di drum machine e sintetizzatori, fino a creare poi la sua label, la Sunday Music. Da qui parte il suo processo musicale, che non racconteremo passo per passo, poiché non basterebbero queste poche righe per descrivere il suo curriculum. Visto le produzioni che ha sfornato negli anni, è sottinteso che Henrik non abbia continuato con il lavoro di graphic designer, ma si è dedicato interamente alla musica e ai lives.

Henrik Schwarz è un artista nel vero senso della parola e “House Master”, album realizzato per la label “Defected”, ne è la sua eredità. L’album comprende 22 delle sue migliori produzioni e remix, come quelli realizzati per Detroit Experiment (“Think Twice”) , per Code 718 (“Equinox”), Omar (“Feeling you”) oltre a un esclusivo remix dei Chasing Kurts (“From The Inside”) che è veramente una favolosa versione deep della più commerciale versione originale. E come non citare il grandioso remix dei The Jackson 5 – “Dancing Maschine” (per chi non li conoscesse i The Jackson 5 erano: Jakie, Jermaine, Tito, Marlon, e il piccolo Micheal destinato in seguito a una fortunatissima carriera solista): un allegro rhythm ‘n’ blues remixato in una più elettronica deep house. Inoltre, tra le 22 tracce dell’House Master, ritroviamo anche “Where we at”, realizzata con i due produttori geniali dell’etichetta Innervision, Dixon e Ame, e con Derrick Carter ai vocals, che diventò un classico, e che sancì l’inizio della collaborazione tra Schwarz e Innervision, che ancora oggi dura. In questa traccia c’è molto dello stile Innervision, con suoni un po’ più scuri, modulazioni di frequenze, giochi di LFO, cassa bella dritta, e con i vocals di Carter che rendono molto particolare questa traccia. Questa di Henrik Schwarz è la ventesima edizione della lunga serie di House Masters della Defected, per celebrare il lavoro di grandi produttori come Louie Vega, Dennis Ferrer, Charles Webster e molti altri. E questa edizione che la Defected ci ha regalato, ne è l’eredità e la grande bellezza di Henrik Schwarz.  

di Simone Zamparini

ROBERT CRASH – Mercenary EP – (White)

robert crash

Christian Zingales lo definisce “Lunare post jackismo” e, in fin dei conti, non ha tutti i torti perchè l’ EP firmato Robert Crash a.k.a. Fran Mela è un lavoro visionario, un House definita da sonorità che si avvicinano allo space e da altre puramente acid; da una ritmica tipicamente Detroit 1981 e da una sensazione di robustezza, quasi di sfida, evidentemente influenzata da un titolo non troppo dolce come MERCENARY. E’ un EP dall’ impatto secco e deciso che col passare dei minuti non perde di intensità, seguendo un’ immaginaria linea guida che resta immutata, scelta riuscita che mantiene alta la tensione per tutto il tempo. Una caratteristica molto apprezzata è un suono analogico prodotto da veri, non virtuali, sintetizzatori e drum-machine, (quasi una scelta “vintage” rispetto a molte altre produzioni rese possibili grazie solo ad un Pc e a un controller) nota distintiva delle produzioni passate e presenti di Fran Mela, chiaro estimatore della vecchia scuola sulla quale si basa il suo inconfondibile sound. Quattro sono le tracce di Mercenary EP alle quali Crash non da appositamente un titolo quasi volesse, con questa scelta, dire tutto non dicendo nulla perchè le parole in alcuni casi non contano, ciò che conta è la musica, e la musica è incalzante con suoni che subiscono un repentino cambio di volume e sintetizzatori che si miscelano dando vita alla sensazione di trovarsi in un laboratorio di sperimentazione; prima che la traccia si chiuda tra incastri di stick, hi-hat e un vibrato che sembra una risata, fanno la loro comparsa note più melodiche che, messe in un contesto prettamente distorto sotto tutti i punti di vista, ne risaltano la genialità (UNTITLED 01). La seconda traccia per ordine di ascolto inizia subito con un basso autorevole e una voce che ripete insistentemente “love”. Un bel groove fa da sfondo a synth che si accendono smuovendo l’ atmosfera, per poi sparire e lasciare posto a suoni schizofrenici prima e futuristici poi, alimentando la sensazione che per ogni pezzo bisogna aspettarsi qualche bella trovata dalla metà in poi, “love” this sound! Cambiato lato UNTITLED 03 inizia con un ritmo percussivo sostenuto accompagnato da sprazzi ritmici puramente techno e da un basso sovrainciso che pare sciogliersi; momenti di assoluto delirio vanno e vengono alternandosi con parti più sobrie ma sempre rapide. Nel finale c’è spazio per cymbals, charleston che clippano senza sosta e fischi allucinogeni, il tutto prima di sfumare in un risveglio quasi innocente dopo una notte psichedelica. L’ ultima traccia del vinile non ha mezze misure, parte a palla con una ritmica devastante, accompagnata da suoni acid e noise che giocando sui volumi creano una scena surreale. A conferma di quanto era venuto in mente, appena superata la metà la traccia si ferma per dare posto a un breve assolo di basso prima di riprendere la sua incessante fuga dalla realtà; quasi come sentire Kraftwerk, Art Of Noise e Juan Atkins in chiave acida. Bel disco, sentito ed espressivo. Dieci copie sono ancora disponibili delle cento stampate in totale; noi ci godiamo la nostra in attesa del nuovo album di Robert Crash in uscita verso Pasqua.

Stay tuned,stay Inside!

 

di Matteo Reho

 

QUANDO PHARRELL WILLIAMS TENTO’ DI CONVINCERE I CASSIERI DEL MCDONALD’S AD APRIRE PRIMA CON UN BALLETTO!

La domanda è: se foste stati voi cassieri di quel Mcdonald’s, vi sareste lasciati convincere dal balletto di Pharrell? O meglio : se foste voi cassieri di quel Mcdonald’s oggi, vi lascereste convincere dal balletto di Pharrell? Aeroporto di Parigi, 6 am, l’affamato Pharrell Williams, che nel 2009 non era ancora un dio della pop-music, cioè non si sarebbe potuto permettere un video di 24h e sculture artistiche definibili tali come questa: sidepromo_01-front dicevamo, l’affamato Pharrell tenta di persuadere gli incorruttibili dipendenti del fast-food ad aprire in anticipo per avere, come canticchia: “a quarter pounder, french fries, icy cold milkshake, sundaes and apple pies”. Nonostante avesse dalla sua il conoscere i segreti di come persuadere commessi al Mcdonald’s avendoci lavorato per un piccolo periodo (dannazione ha o no la tipica faccia da cassiere del Mcdonald’s??) e l’esser tanto sinuoso da poter usare un balletto come arma di persuasione, pare che comunque i suoi tentativi siano risultati vani. Lo percepiamo di certo in modo diverso oggi che è presente ovunque e dopo che il suo ultimo singolo “Happy” ci ha bombardato così tanto da compromettere per sempre l’equilibrio semantico della parola felicità.

La peggior cover band della storia!

Dopo l’indimenticabile video del peggior Dj della storia regalatoci dagli amici di DLSO, ci siamo permessi di proseguire la saga dell’orrido proponendo quella che a nostro avviso è la peggior cover band della storia, veri e propri “Geni del Male” versione rock (o almeno credo questa fosse l’intenzione). Yuri Temirkanov diceva : “E’ l’ascoltatore che deve patire e piangere mentre la musica vive“, e questi sei ragazzotti tuttocoraggio devono averne fatto il proprio motto principale dato che le sensazioni trasmesse sono esattamente quelle.Per chi (con tutta ragione) non avesse riconosciuto il brano reinterpretato,si tratta di The Final Countdown degli Europe, in una versione che merita di esser tramandata dagli internauti patiti del brivido. Buona visione!

I 5 SUONI CHE RENDONO UNA TRACCIA DEFINITIVAMENTE INASCOLTABILE!

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Cercare di sindacare i gusti musicali è di certo un’idea insensata, tentare di stabilire dei canoni e delle proporzioni estetiche poi, soprattutto nella musica elettronica, è un pensiero folle e pure un tantino inutile. Ci sono alcuni suoni però, quasi sempre gli stessi, che riescono a rendere una traccia definitivamente inascoltabile, generalmente cafona e a trasformarla di conseguenza in un successo. “De gustibus”. Il paradigma per cui questo avviene resta ancora oggi un mistero, com’è che ti ritrovi a trascorrere intere estati bombardato tra danze e canzoni interamente costruite su suoni del genere è davvero inspiegabile. Che poi pensandoci bene il discorso è sempre che questo tipo di canzoni te le ritrovi addosso senza averlo mai deciso, tutte le grandi “hit”, specialmente quelle estive, vengono immesse nella società come se ci fosse un “ghostplayer” che da una dimensione ombra stabilisce il soundtrack di stagione ed inizia a bombardarti con canzoni che mai ascolteresti ma che, non si sa come, finisci per conoscere perfettamente,senza averle mai effettivamente ascoltate. Non solo, ti ritrovi addirittura a canticchiarle e magari dopo un po’ quasi ti piacciono, ma tu non te le sei mai andate a cercare, non le ascolteresti e invece ti ritrovi pure a ballarle e in un attimo sono addirittura la colonna sonora delle tue vacanze. Ma è un caso che ci è toccato un “selecter” del genere? Siamo stati solo sfigati oppure è una somministrazione voluta? L’effetto in sottrazione prodotto da questo generatore astratto di tendenze è evidente e generalmente caratterizzato dall’abbinamento di due noti assiomi : “abituare la gente a contenuti elementari “+” la ripetitività come primo strumento del controllo di massa“; faccio fatica a pensare altrimenti che un over-30 coreano appanzato e dalle dubbie capacità canore, danzando come un contadino armeno ubriaco sia potuto diventare (anche se solo per un pò fortunatamente) una star planetaria, se non si fosse trattato di una intenzionale mossa da “ghostplayer”. Alla musica elettronica , intesa come sublimazione del rumore, devo tanto ed ho imparato a non scandalizzarmi di fronte a qualsivoglia evoluzione o estremizzazione sonora, ma l’uso sfacciato e reiterato di suoni cosi brutti,eppur cosi apprezzati, mi snerva. Resta il fatto però che anche quest’anno in prospettiva della bella stagione inizio a sentire gli stessi suoni cominciare a circondarmi (vedi con cautela un tale Martin Garrix,un minuto e mai più può bastare) con la novità che al posto dei vari Guetta& Co. ora ci sono bimbi classe ’96, che fino all’anno scorso suonavano la diamonica in classe ed ora riempiono i più grandi club mondiali con l’aria di artisti d’altri tempi. Tra questi orrori digitali noi ne abbiamo selezionati 5, sono i suoni che rendono una traccia definitivamente inascoltabile, irrimediabilmente cafona ed immotivatamente celebre.

SE SEI UN PRODUCER ED USI QUESTI SUONI, RICORDA CHE PUOI SMETTERE QUANDO VUOI.

 

 

 

di Vincenzo Miele

Phlox, l’album di debutto di Edit Select!

edit-select-phlox E’ un concentrato ipnotico l’ ultimo album dello scozzese Tony Scott, in arte Edit Select, uscito a fine febbraio in vinile per l’ etichetta Prologue. Diventato tra i producer techno più rispettati nel mondo, in Phlox Edit Select sfoggia tutto il suo talento e la sua passione per la deep driven techno. Un ambiente surreale si viene creando all’ ascolto di questo LP, un viaggio a occhi chiusi tra ambienti emozionali e scenari paradisiaci alla ricerca di una solitaria intimità. L’ alternarsi di tracce contemplative con altre più incalzanti è, a mio modestissimo avviso, un connubio azzeccatissimo che mantiene l’ ascolto piacevolmente inchiodato nell’ oceano di suoni tanto differenti quanto congruenti. Nello specifico BLISSFULLY UNAWARE più che di una canzone prende le sembianze di un altro mondo, trascendentale, un dolce stato di mente reso soffice e fluttuante grazie all’ assenza di ritmica ed effetti “space” precisi ed indovinati; SURVIVORS OF THE PULSE , prodotta insieme a Dino Sabatini, ha un grande pregio, ovvero l’ essere una traccia, dalle sembianze minimali, che non cela al suo interno la pretesa di strafare; drum-machine in loop accompagnata da un synth spiccante e uno puramente ambient; RECEPTOR è uno dei picchi più alti sulla risposta in frequenza presenti nell’album che alzano i bpm mantenendo però un tema contemplativo caratteristico di tutto il lavoro; segue DISTANT con un instancabile loop che basta mettersi comodi e rilassati, il resto è “solo” emozione. A metà viaggio si rialza leggermente il ritmo che accompagna incastri sonori egregi, di quelli che vorresti non finissero mai (CIRCLING); PHLOX INTRO lascia, a differenza delle tracce precedenti, un cupo senso di mistero, quasi triste, che si realizza alla traccia #7 (PHLOX) in un frenetico e ansioso stato d’ animo che ha la forza di riversare nella pista adibita a stanza delle torture; DOWNDISE parte quasi timidamente per splodere poi in un kick dai connotati dub che abbatte qualsiasi catena; la nuova versione della vecchia Bauer (BAUER REPRISE) mantiene il suono avvolgente della prima produzione con l’ aggiunta di suoni che sembrano fare da spartiacque tra due mondi paralleli; rallenta il ritmo con THE PASSING che, vista anche l’ assenza di ritmica, è insieme ad ASPERITY feat. Markussuckut la chiusura ideale di un lavoro improntato alla ricerca di una spiritualità nascosta che si lascia vedere nella sua dolce maledetta bellezza.Da segnalare anche l’ esperimento visuale messo in atto da Amoeba che insieme a Edit Select propongono un live audio-visual di grande effetto. Da non perdere.

di Matteo Reho

 

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