Radiohead, online gratis il nuovo singolo «Spectre»

 

 

“L’anno scorso ci hanno chiesto di scrivere un brano per la colonna sonora del film di James Bond, Spectre, per quanto possa sembrare strano. La cosa non ha funzionato, ma è diventata lo stesso una canzone che sentiamo molto nostra e alla quale siamo particolarmente legati. Avvicinandosi la fine dell’anno abbiamo pensato che vi avrebbe fatto piacere ascoltarla. Buon Natale. Che la forza sia con voi”.

Con queste parole, che spiegano bene contesto ed opportunità, i Radiohead rilasciano sul loro soundlcoud un brano inedito, che va a rompere un silenzio che durava da quattro anni: sostenuto da orchestrazioni evocative, a metà tra il mood di Pyramid Song, le atmosfere più cinematografiche di In Rainbows e l’impatto melodico di alcune b-side di OK Computer (come A remainder, dal singolo Paranoid Android del ’97, contenuta anche nell’ep Airbag/How Am I driving).

Un nuovo lavoro della band di Thom Yorke (per l’occasione scherzosamente ritratto nella foto qui sopra come un agente segreto) è atteso per la fine del 2016

 

“Fiore etilico” : il nuovo singolo di Verderame accompagnato da un fantastico videoclip!

untitled

Il 18 dicembre arriva “Fiore etilico” , il nuovo singolo dei VERDERAME.

Intanto è online il teaser del video, che anticipa l’atmosfera carica di tensione di questo lavoro, diretto da Antonella Sabatino:
“Fin dal primo momento ho avuto l’impressione che il video di “Fiore etilico” si stesse sviluppando in un rapporto di particolare simbiosi con il brano: è stata infatti creata una storia nella quale i personaggi hanno modo di esprimersi attraverso le parole della canzone, muovendosi a tempo, in modo scomposto e inquietante. Il montaggio segue […] due mondi paralleli e complementari: uno della vita vissuta e uno della vita raccontata. Nel primo la metafora di una storia di giochi di potere come tante, nell’altro la messa in scena della strategia rappresentata da una partita a scacchi nonsense tra Cristiano e Riccardo, bassista e batterista della band. A Fabrizio, il cantante, e Valerio, il chitarrista, il ruolo di narratori in bilico tra le due dimensioni.

 

 

VERDERAME sono Fabrizio Morigi, Valerio Salustri, Cristiano Vairello e Riccardo Macrì,
La band, attiva dal 2008, torna dopo alcuni anni di stop e si appresta a pubblicare il suo secondo lavoro nei primi mesi nel 2016.
Esordiscono discograficamente nel 2011 con l’album “L’ultima recita”, che contiene i tre singoli ‘Verderame’, ‘L’ultima recita’ e il ‘Giardino degli aranci’.

Siamo felici che in questo ottimo lavoro ci sia la firma della nostra Antonella Sabatino, una dei più capaci talenti alla regia del panorama romano di cui siamo estremamente fieri!

La morte di Scott Weiland, voce dei Stone Temple Pilots e la dedica di Billy Corgan.

 

Un tweet del chitarrista degli Janès Addiction, Dave Navarro, poi subito cancellato dava già ieri sera la notizia della morte di Scott Weiland, l’ex frontman delle rockband Stone Temple Pilots e Velvet Revolver. Poi questa mattina la conferma è arrivata con un post sulla pagina facebook dello stesso defunto: «Scott Weiland, meglio conosciuto come il cantante degli Stone Temple Pilots e dei Velvet Revolver, è morto nel sonno durante una tappa del tour a Bloomington, in Minnesota, dove si trovava con la sua band The Wildabouts. In questo momento chiediamo che la privacy della famiglia di Scott sia rispettata», si legge nel comunicato sul social network.

Weiland aveva compiuto 48 anni nell’ottobre scorso ed erano noti i problemi di abuso di droga che aveva avuto in passato. Originario della California, Weiland aveva formato gli Stone Temple Pilots con i fratelli Robert e Dean DeLeo. La band ebbe enorme successo commerciale negli anni ’90. Nel 1993, l’album di debutto della band ‘Corè raggiunse la posizione numero 3 della della classifica Billboard 200 e venne seguito da un successo ancora più grande un anno dopo, nel 1994, quando arrivarono al primo posto con l’album ‘Purplè, che conteneva diversi successi radiofonici come ‘Big Empty’, ‘Vasolinè e ‘Interstate Love Song’.

Fra le reazioni dei colleghi musicisti, spicca quella di Billy Corgan, deus ex machina degli Smashing Pumpkins: Corgan, infatti, ha postato nel sito ufficiale della sua band un vero e proprio panegirico, un elogio funebre in onore del collega scomparso.

Ecco cosa ha scritto:

IN ONORE DI SCOTT WEILAND

4 dicembre, 2015

Mi sono appena svegliato apprendendo la notizia di questa morte e mi sento in dovere di prendere carta e penna per rendere omaggio a Scott. E così facendo non farò finta di sapere più di quanto so, né farò una triste predica per dire quanto lui amasse la sua vita. Ma almeno lasciatemi dire, ora, che lui è senza dubbio in un luogo di grazia e amore eterno.
Vorrei porgere le mie umili condoglianze alla sua famiglia, agli amici e ai colleghi di band; che hanno sofferto e stanno patendo per questa grave perdita. Perché quando qualcuno se ne va troppo presto piangiamo per tutto quello che avrebbe potuto essere e non è stato.
Come tutti i fan, mi trovo a pensare a ciò che mi è rimasto nel mio baule dei tesori: le rare volte che Scott ed io abbiamo parlato, da colleghi o concorrenti, siamo arrivati a conoscerci come persone – trascendendo la cortina di ombre e luci che eravamo così impegnati a mostrare al mondo. Sembrerà un pensiero sciocco, ma cercavo sempre di farlo sorridere quando mi rendevo conto che la follia delle feste a cui partecipavamo (a Hollywood, addirittura!) avrebbe potuto turbarlo.
Era, se vogliamo il mio modo di scusarmi per essere stato così duro con gli STP quando arrivarono sulla scena, come un razzo sparato a velocità folle. E quel gentiluomo che stava là davanti non era solo bello da star male, ma sapeva anche cantare! Da vero attore provetto sapeva dare una voce diversa a ogni personaggio che interpretava.
Fu il terzo album degli STP a conquistarmi, un mix magico di glam e post punk: confessai a Scott e alla band, più volte, quanto sentivo di avere sbagliato a non riconoscere la loro brillantezza spontanea. Proprio come Bowie, era la metrica di Scott che rendeva la sua musica unica, difficile da copiare.
Per ultima cosa, vorrei condividere un pensiero che – sebbene maldestro – spero che potrebbe piacere a Scott. E cioè che se mi domandassero chi penso siano state davvero le voci migliori della nostra generazione, direi lui,Layne [Staley] e Kurt [Cobain].
Ed è più di una tragedia il fatto di dover dire che siamo noi ad avere perso loro e non il contrario…

Captagon, la droga della Jihad per far sparire paura e dolore.

 

Si chiama Captagon, costa dai 5 ai 20 dollari a dose ed è considerata “la droga della Jihad”: si tratta di un mix di anfetamina (cloridrato di fenetillina) e caffeina che  –  miscelato anche ad altre sostanze  –  inibisce totalmente la paura e il dolore, provocando forte euforia. Nata inizialmente per essere utilizzata nei droga-party “borghesi” nei Paesi del Golfo (in primis in Arabia Saudita) e prodotta da decenni soprattutto in Medio Oriente, ha trovato da tempo la sua nuova patria in Siria, che ne è diventata il primo paese produttore, e dove si è diffusa capillarmente tra i militanti della ‘Guerra santa”.

Ad aiutare i jihadisti a compiere le loro carneficine, c’è dunque anche questa molecola, che viene assunta più che altro oralmente ma anche per iniezione: per fare due esempi, i medici che hanno eseguito l’autopsia ne hanno trovato tracce nel corpo di Seifeddine Rezgui, il 24enne terrorista tunisino che nel giugno scorso ha ucciso 38 persone sulla spiaggia di Sousse, e grandi quantità erano contenute nelle tasche dei combattenti dell’Isis uccisi dai curdi a Kobane durante gli scontri per liberare la città.

Sintetizzato negli anni ’60 come psicofarmaco, il Captagon è stato proibito negli anni ’80 dall’OMS perché crea dipendenza ma, come riporta un articolo di Libération, stando all’Organizzazione mondiale della dogane (Omd) i sequestri in Medio Oriente tra 2012 e 2013 sono passati da quattro a undici tonnellate. Secondo un report dell’Onu pubblicato nel 2013, è in Medio Oriente che avviene il 63% dei sequestri di anfetamine a livello mondiale. E giusto un mese fa, la polizia aeroportuale di Beirut ha sequestrato due tonnellate di pasticche di Captagon nascoste nell’aereo privato di un principe saudita.

Adesso, dopo gli attentati di Parigi, si indaga per capire se le siringhe trovate nella stanza occupata da Salah Abdeslam (ritenuto la “mente” degli attacchi) nell’Appart’City Hotel di Alfortville, nell’Ile de France, siano servite per fabbricare le cinture esplosive dei kamilaze o per iniettarsi, appunto, la droga.

 

da La Repubblica

 

 

E’ in arrivo “Stelle Fisse”, il nuovo disco by Aucan, l’animo umano dell’elettronica!

Label
Kowloon Records / La Tempesta Dischi
Format
CD/LP/Digital
Release Date
November 20 2015

A distanza di 4 anni dai loro precedenti lavori, gli Aucan presentano “Stelle Fisse“, LP di dieci tracce che punta a consacrarli ancor di più come uno dei migliori live acts in circolazione. E’ proprio nell’equilibrio tra analogico ed elettronico che la sperimentazione elettronica della band ha trovato la propria anima, riuscendo poi ad allargare notevolmente il proprio pubblico in tutta Europa grazie anche alle capacità di resa durante le performance live.

Caldo ma al tempo stesso trasparente e definito, ampio, morbido. Le armoniche generate dalle percussioni distorte si stendono sui bassi profondi dei sample deep techno. Le voci (registrate live reinterpretando con pitch e slicing la lezione di Burial) spariscono nei riverberi sterminati, fondendosi con la texture dei synth. Timbri speciali di fiati sintetici e bassi in modulazione FM disegnano un mondo etereo, ambientato probabilmente nello spazio primordiale, prima dell’esistenza stessa dell’uomo o delle macchine.
“Stelle Fisse”, che viene pubblicato in Italia dall’etichetta indipendente La
Tempesta in collaborazione con la londinese Kowloon (che curerà l’uscita
mondiale) segna per gli Aucan un ritorno. In primis alla dimensione live, con uno show audio/visual 100% hardware (ovvero senza computer) che pur facendo fede al lavoro di stesura dell’album lo porta in una dimensione club ancora diversa.

 

Intervista ad Azubeike, capotribù Masai in Tanzania!

FB_20150831_13_21_38_Saved_Picture

 

In un piccolo villaggio della Tanzania abbiamo incontrato Azubeike, capotribù Masai che ci ha aiutato a conoscere molti particolari su una delle più antiche popolazioni indigene rimaste. Azubeike, per gli amici Leo, ci ha raccontato dettagli della loro struttura sociale, del rapporto tra uomo e donna e soprattutto di come vivono il confronto con i tempi moderni. Riusciranno a conservare le loro tradizioni? Ecco l’intervista completa :

 

“Real Fake Music” – Il nuovo EP firmato Slaves of Love and Bones!

ma

SLAVES OF LOVE AND BONES
“REAL FAKE MUSIC” EP
I Make Records

 

E’ un ottimo lavoro quello prodotto dagli Slaves of Love and Bones, band di Avellino dal sound internazionale. Sette brani dalla struttura dichiaratamente pop ma che, nel vortice nella sperimentazione sonora elettronica, assumono un sapore ibrido che sorprende risultando eclettico e per nulla scontato. La voce ricama le composizioni con melodie incisive che si muovono tra tra le luci e le tenebre. I testi raccontano l’uomo e il suo rapporto con la contemporaneità: la nuova cultura digitale, il cambiamento dei rapporti interpersonali, la comunicazione e l’incomunicabilità dei nuovi media, le mille forme che il mondo sensibile può assumere diventando invisibile.

01) Everyday (REARRANGED FROM BUDDY HOLLY)
02) Answers
03) Show
04) A final solution
05) Inside
06) The endless of beautiful forms
07) This is a paradox

Riflessioni di Novembre – Essere amici a Roma.

Di recente, pare che tutti i mali del mondo abbiano come ambientazione Roma: il marcio in politica, gli scandali in Vaticano, Mafia Capitale, le mazzette in Anas e poi i Casamonica, gli allagamenti, la Panda di Marino, i fascisti e blablabla all’infinito. In questa marea di disgrazie che riempie l’informazione quotidiana del Paese, ci sono però milioni di persone che in questo scenario apocalittico effettivamente ci vivono. E come vivono?Eh, a mio avviso la risposta è facilissima : vivono di merda. E’ proprio nell’accostamento di queste parole che, a mio avviso, è possibile intravedere alcuni motivi dello stato delle cose. Con la sua mole di opportunità, nelle pieghe della sua infinita grandezza, accumula gli interessi di tanti : lavoratori,studenti, politici, attori, musicisti, immigrati, turisti, giornalisti e probabilmente tutte le categorie esistenti al mondo; ma non è strutturata per regolare la vita di tutti e quindi se da un lato ti permette di vivere, dall’altro ti prosciuga del senso stesso della vita.

E’ chiaramente una delle metropoli più affascinanti e piena di ricchezze al mondo, ma la bellezza di una città non ha nulla a che vedere con la sua vivibilità. Tant’è che chi ci vive nemmeno ci pensa più alla potenza della sua estetica, se vivi a Roma da diversi anni in centro non ci vai più, Colosseo, Fontana di Trevi, Piazza Navona, Pantheon, etc. finiscono per divenire solo luoghi da evitare, da lasciare ai turisti. Se vivi a Roma da più di 3 anni ed il sabato vai in centro o è per far da guida ad amici venuti da fuori o è per scippare il portafoglio ai turisti.
Dopo un bel po’ di anni che ci vivo, durante bilanci notturni sulla mia vita, mi sono anche reso conto delle enormi difficoltà del creare solidi rapporti d’amicizia. Io vengo da una piccola cittadina del sud, dove tutti si conoscono, dove frequenti gli stessi amici di scuola ogni giorno, fino alla pensione. Anche questo è un estremo poco gratificante ed infatti arrivato nella Capitale ero eccitatissimo all’idea di poter ampliare il giro di amicizie all’infinito. Ed è stato un po’ così, ma non è come l’avevo immaginato. Partiamo dal presupposto che io per “amicizia” intendo un rapporto strutturato nel tempo, consolidato da esperienze quotidiane ( o quasi), caratterizzato da una rilevante carica emotiva e fondante la vita sociale di due (o più) individui. Qui, questo tipo di rapporto è possibile se e solo se :

  • Sei di Roma.
  • Vivi all’interno del GRA.
  • Sei uno studente universitario.
  • Vivi in una casa con più di tre coinquilini.
  • Non hai un impiego fisso.
  • Hai a tua disposizione tutti i mezzi di trasporto possibili (Jetpack incluso)

Per tutti quelli che, come me, invece non rispecchiano i suddetti parametri la situazione è ben diversa. Se non sei nativo del posto, se non hai cioè gli amici di quartiere con cui sei cresciuto, se non è la quotidianità a riunirvi nello stesso posto, quasi forzatamente, come in università o nella stessa casa, allora il tipo di amicizia che vivrai sarà un tantino diverso.

Se ti ritrovi a Roma così, di colpo, senza aver fatto l’università o senza legami di amicizia pregressi, magari per un’ improvvisa chiamata lavorativa, la creazione di legami sociali affidabili può diventare davvero un’impresa.
Mettiamo che tu non abbia alcun tipo di problematica nel socializzare, anzi, sei anche una persona carismatica ed estremamente socievole ed inoltre (skill essenziale) hai anche la possibilità economica di vivere in una zona abbastanza centrale della città, la prima difficoltà che incontrerai sarà quella di vivere “la sindrome da aeroporto”. Si tratta di quella condizione per cui più della metà delle persone che inizialmente conoscerai, dopo pochi mesi, si trasferirà in un altro posto. Mi è successo spessissimo e mi sono sentito sempre come nella hall di un aeroporto, il tempo di poche chiacchiere, qualche sorriso e poi le strade si dividono. La seconda difficoltà che incontrerai sarà quella distanza abitativa. A Roma quando conosci una persona che reputi stimolante, prima ancora di sapere il suo nome, la domanda cruciale è : “di che zona sei?”Per capire subito la percentuale d’attuazione del rapporto. Viste le dimensioni della città, le possibilità di risposta favorevole vanno contro tutte le leggi della numerologia. Se la distanza è superiore ai 10 km in linea d’aria, ci si da la mano e con un cenno di rammarico ci si dice addio per sempre.

Nonostante tutto con il tempo riuscirai a farti degli amici, chissà come e quando e soprattutto dove, e l’impegno necessario a coltivare tali rapporti è garantito solo dall’istinto primordiale umano di creare legami sociali. Ma anche se sarai uno di quei pochi tenaci fortunati che non ha ceduto alla sociopatia più totale, i rapporti che sarai riuscito a metter su avranno dinamiche molto particolari. Innanzitutto gli incontri vanno programmati con netto anticipo, come se fossero week-end all’estero. Bisogna “schedulare, incrociare le agende, fare planning”. Roma è così grande e lenta che puoi concederti una sola attività extra-lavorativa al giorno. Quindi se un giorno vai in palestra, uno vai a fare shopping, uno tagli i capelli, un altro fai la spesa, tendenzialmente è il week-end ad essere dedicato agli incontri. Ma non puoi incontrare tutti quelli che conosci nello stesso giorno e quindi destini ad ogni amico – o cerchia di amici – un week-end. Mediamente, dunque, le probabilità di incontrare una determinata persona è di 2-3 volte al mese. L’altra sera parlando con una mia amica ho esclamato stizzito : “Cazzo però non ci vediamo da un mese” e la sua risposta composta è stata : “bè, ci sta”. Ma come “ci sta”? Io mi aspetto di vedere una volta al mese il mio dentista o il padrone di casa, ma non una mia cara amica, non una che vive nella mia stessa città. In un mese, ma anche in due settimane, succedono tante di quelle cose che, se perse, non danno modo di strutturare una reale condivisione. Finisco con il sapere più cose del portiere del palazzo o della cassiera della Coop che di un’amica. Altre volte invece, la logistica nel programmare un incontro pare così complessa ed ingarbugliata da una miriade di problemi ed impegni che tocca cedere, eccone un esempio :

54587

Cioè mi ha praticamente detto : “prendiamo appuntamento tra due settimane”. Non è il mio parrucchiere o un pranoterapeuta, è una mia carissima amica. Spesso preferisco pensare di stare io sul cazzo alle persone, perché trovo che sia una cosa davvero assurda, ma riscontro le stesse dinamiche in tantissime altre persone e quindi il problema mi pare molto più difficile da risolvere.

Quando poi riesci ad incontrarti, ovviamente, non sai da dove partire, puoi ritrovarti in dialoghi come questo :

  • Bè, allora il lavoro come va? Come si è concluso il progetto per quel cliente insopportabile?
  • No, no, ma non lavoro più lì. Ora lavoro sulla Tuscolana per un’azienda di laminati plastici.
  • Ah, bene. E con la musica come va?
  • La musica?Ma no, adesso faccio fotografia naturalistica e sono diventata vegana.
  • Ammazza, e Giulio cosa ne pensa di questi tutti cambiamenti?
  • Con Giulio ci siamo lasciati, non potevamo vivere una storia a distanza, lui adesso fa l’acchiappafantasmi ad Oslo.
  • Scusa, ma chi sei?

La vita va così veloce che c’è troppa latenza tra il tempo passato insieme e quello che passa per stare insieme. Così, puntualmente, terminato il tanto atteso incontro, ci si perde nello spazio come le sfere del drago in Dragonball Z e riparte l’avventura per rimettere tutti insieme. Ti ritroverai mille amici a tempo determinato e pochi a tempo indeterminato. Non lo so, io sono legato a quell’idea di amico caratterizzata dalla condivisione di progetti, dalla presenza in determinati momenti di difficoltà, dal vicendevole sostegno comunicativo e l’idea di ridurre il tutto a speed-date cronachistico un po’ mi intristisce. Quello che voglio dire è che le grandi città cambiano il modo di relazionarsi, non è una novità, ma viverlo e rendersene conto è un’altra cosa. Anche qui puoi avere amicizia, amicizia “alla romana”. E non credo di essere l’unico, dato che anche un romano doc come Venditti, dopo tutti gli stornelli d’amore scritti per la sua amata Roma, a na certa ha composto la struggente e malinconica “Ci vorrebbe un amico”.

“Gutterdammerung”, il film muto con Iggy Pop, Grace Jones, Motorhead ed altre star del vero rock!

Mettete insieme Iggy Pop, Grace Jones, Jesse Hughes e Josh Homme e poi tappategli la bocca. Impresa impossibile? Non per Björn Tagemose, il regista svedese che ha scelto questa line up (si passi il termine anche se non di festival si tratta) per “il film muto più rumoroso della storia”, Gutterdämmerung, gioco di parole tra “Götterdämmerung”, titolo dell’opera di Wagner “Il crepuscolo degli dei” e “gutter”, dal tedesco “fogna”.

Battute ridotte all’osso e proiezioni accompagnate da esibizioni dal vivo di musica rock. A districare la trama una voce narrante: sono questi gli ingredienti che Tagemose sta mescolando. Il risultato sarà qualcosa di ibrido, a metà strada tra un concerto di musica rock e una serata al cinema. L’uscita del film è prevista per l’inizio del prossimo anno (se non addirittura la fine di questo) e, se un trailer ufficiale non è ancora stato diffuso, è già da qualche tempo che Björn Tagemose gioca con la nostra curiosità, consegnandoci a intervalli di tempo più o meno regolari clip in cui i protagonisti già annunciati svelano, di volta in volta, gli ultimi arrivati nel cast (sempre di pezzi di storia del rock si parla).

Così nel primo teaser è il regista ad aprire le danze, presentandoci “una vera autorità in fatto di musica rock”, Henry Rollins, ex Black Flag. Tagemose lo ha voluto con sé anche come aiuto sceneggiatore, ed è proprio lui a introdurci nel mondo di Gutterdämmerung. Come in una partita a domino, vengono giù le maschere degli altri membri del cast. Baffi rossi e bretelle non lasciano spazio a dubbi: nel “film muto più rumoroso della storia” c’è Jesse Hughes, il frontman degli Eagles Of Death Metal. Quando prende parola lui è tutto un “fucking” di qua e un “fucking” di là… ma il punto è uno: “Non aspettatevi un documentario sulla storia del rock, sarà la cosa più folle che abbiate mai visto al cinema”.

Ci sono poche persone nel mondo dell’arte che non necessitano di una presentazione “una di queste – dice Rollins – è in Gutterdämmerung”: Grace Jones, vicina ai 68 anni e un’energia ancora sorprendente, come ha dimostrato nella recente esibizione all’AfroPunk Festival di New York, quando è salita sul palco in topless, coperta solo da un bodypainting tribale. “Un viso così iconico che non vi sorprenderà sapere che sarà proprio quello il volto che vedrete prima di morire” racconta Rollins, suscitando tutta una serie di interrogativi su quale possa essere il ruolo della Jones in Gutterdämmerung. “Lui è il campione indiscusso del Rock&Roll”. Cade così la terza maschera, dietro c’è Iggy Pop. Lo avevamo lasciato sul set con Dario Argento per The Sandman e adesso eccolo qua, il padrino del Punk Rock in un film muto, ma rumoroso. È lui ad andare avanti nella lista: “ho l’onore di presentarvi altri due protagonisti di Gutterdämmerung”.

Si tratta di Lemmy Kilmister dei Motörhead e Tom Araya degli Slayer. Ma ecco tornare Jesse Hughes. A lui spetta presentare “il viaggiatore della notte”, Mark Lanegan. I due poi, insieme, ci portano fino all’ultima, per ora, adesione. Suo “fratello” lo chiama Mark Lanegan, per gli anni che hanno condiviso con i Queens of the Stone Age: parliamo, naturalmente, di Josh Homme. È evidente che se pensate di entrare in sala e godervi comodamente lo spettacolo, state già sbagliando: “Sarà un’esperienza talmente forte e intensa da farvi rimanere in piedi per tutto il tempo”, assicura Henry Rollins.

Parte della trama è raccontata da Björn Tagemose: “Il film è ambientato in un mondo che Dio ha salvato liberando l’umanità dal Sacro Graal del peccato, la Chitarra del Male”. Dal cielo, però, un angelo punk, Vicious, ruolo affidato a Iggy Pop, rispedisce la Chitarra sulla terra, restituendo il peccato all’umanità.  Un perfido sacerdote puritano (Henry Rollins) convince un’ingenua ragazza (l’attrice di teatro Olivia Vinall) a ritrovare la Chitarra per poi distruggerla. In questa avventura, la giovane incontrerà “i peggiori bastardi del rock&roll” e se la dovrà vedere con una “rock chick” decisa a ostacolarla. Grace Jones sarà invece una divinità infernale africana. Le prime immagini ritraggono i protagonisti in uno scenario cupo e polveroso, dove il regno dei morti si intreccia con quello dei vivi e gli uni e gli altri si scontrano in battaglie apocalittiche.

“Io e Vicious siamo entrambi molto impazienti, ci arrabbiamo facilmente, non sopportiamo chi ci fa perdere tempo” commenta col sorriso Iggy Pop. “Quel sacerdote incarna esattamente ciò che mi fa repulsione nella vita reale” gli fa eco Rollins. Potrebbe essere già sufficiente fin qui. E invece mancano ancora altri due nomi per completare il cast di Gutterdämmerung. Aspettiamo che i loro colleghi ce li rivelino.

da : La Repubblica

I carrelli per la spesa diventano oggetti di design grazie ad un artista olandese!

shopping-cart-bench-incubate

Belli son belli, ma saranno anche comodi? Stando a quello che sostiene il designer olandese Etienne Reijnders decisamente si : ““Sono molto confortevoli, alcuni dei modelli li uso anche in casa mia – commenta Reijnders – Ho una lunga esperienza come designer di mobili, quindi per prima cosa penso a chi li dovrà usare e scelgo, di conseguenza, il materiale più appropriato“.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Reijnders ha una vera passione per costruire mobili con materiali riciclati e crede che sia un trend importante per il futuro: “Probabilmente le grandi aziende come IKEA non sapranno cogliere subito l’occasione e pensare al riciclaggio di mobili su larga scala, ma non significa che questo tipo di costruzioni non possano essere automatizzate. Un paio di modelli sono realizzabili abbastanza facilmente, anche ad un ritmo veloce“.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.